Economia

Il bimbo e il cane

Problemi ce ne sono, eccome. Anche seri. Alcuni, però, li complichiamo industriandoci a raccontar bubbole a noi stessi su noi stessi. Si prenda il tema demografico. Con questo andamento non c’è sistema di Stato sociale che regga. Possiamo pestare i piedi quanto ci pare, ma i conti non torneranno mai: se i vecchi diventano più dei giovani e i giovani senza reddito stabile è escluso che i secondi possano mantenere i primi.

Non è un problema solo nostro, ma da noi è più grave che altrove. L’Irlanda ha un tasso di natalità pari a 13.5 ogni 1000 abitanti. In Francia sono a 11.7. Noi ci fermiamo a 7.8. Discendente: nel 2015 sono nati 486.000 bambini, nel 2016 474.000. Figli di stranieri compresi. Oggi siamo lo 0.83% della popolazione globale, nel 2035 saremo lo 0.72. Già questo basterebbe a far ragionare sul concetto stesso di sovranità.

Ma c’è di più: dato che la vita media s’allunga (è un bene, specie invecchiando) quanti hanno più di 65 anni sono oggi un quinto della popolazione, nel 2035 saranno un terzo.

Se domandate perché si fanno pochi figli avrete sempre le stesse risposte: non c’è lavoro sicuro e le banche non danno mutui. Avevamo una natalità superiore sotto le bombe, ma proviamo a crederci. Ogni anno spendiamo per la prima infanzia, fra pappette e pannolini, 825 milioni.

Sapete quanto spendiamo per gli animali domestici? 2 miliardi e 600 milioni. Forse conta il fatto che i vincoli sono diversi, fra cani e bimbi. Evitiamo, almeno, di prenderci in giro.

DG, 14 maggio 2018

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