Economia

Pensionando la demagogia

Cancelliamo la Fornero. Intesa come legge. L’urlo, lanciato con voce arrochita dal volere esprimere tutta la rabbia popolare, ha solcato la campagna elettorale, vale a dire gli ultimi quattro anni. Lega e M5S lo hanno assicurato: non appena metteremo piede al governo la cancelleremo. Posto che prima di metterci piede dovranno riuscire a metterlo in piedi, invece di occupare il tempo in questa noiosissima opera dei pupi lo abbiamo dedicato a qualche conto e qualche lettura.

La faccio breve, seguitemi.

Attualmente la legge (sì, proprio quella stramaledetta) prevede che si possa andare in pensione a 66 anni e sette mesi. Dal 2019 se ne dovranno avere 67. Ma, sempre oggi, l’età media reale di coloro i quali vanno in pensione è di 63 anni e sei mesi. Il meccanismo iscritto nella legge Fornero (che il cielo la fulmini) consiste nell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Fin qui è facile. Oltre che, naturalmente, deprecabile. O no?

Dice Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziale e gran pensionologo per conto della Lega, che quella legge va cambiata e inserita la quota 100, data dalla somma fra età anagrafica e anzianità contributiva. Per andare in pensione, dice Brambilla, dovranno occorrere 64 anni e 6 di contribuzione. E aggiunge, a scanso di equivoci: comunque non meno di 64 anni (“la nostra quota 100 non può essere 63 anni di età e 37 di contributi”). Scusate: sono 6 mesi in più della realtà attuale. Stai a vedere che la legge Fornero è troppo lassista!

Non basta, perché Brambilla aggiunge: “La riforma Fornero ha ereditato un 60% di cose che erano già state fatte dai governi precedenti, come l’adeguamento automatico dell’età alle aspettative di vita, introdotto dal governo Berlusconi”. Di cui non solo la Lega faceva parte, ma la proposta arrivò dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, presieduto da Brambilla.

Su queste basi una riforma della legge si può fare in grande concordia e con il solo fastidio di continuare a riformare sempre la stessa cosa. Ma, allora, il grido arrochito? La rabbia popolare contro la Fornero? Volendo escludere che si tratti di pose teatrali per agguantare il pubblico, diciamo che deve esserci un filino di esagerazione.

Ancora un attimo di attenzione, per favore. Dice Brambilla: “abbiamo 16 milioni di pensionati e più di 8 milioni di questi sono parzialmente o totalmente assistiti”. Detto in modo diverso: la metà dei pensionati incassano soldi di altri, non finanziati da contributi da loro versati, o non versati in quantità sufficiente. Oh poffarbacco. Ergo non avevamo torto, agli occhi dell’esperto leghista, quando sostenevamo che non esistono pensioni d’oro, d’argento o di bronzo, ma rette o meno da contributi versati e che, nel secondo caso, incorporano un regalo, a spese degli altri lavoratori e a debito, che si può decidere se conservare o meno, ma resta un regalo, non un diritto.

Con queste premesse si può ben lavorare. Tutto sta a spiegarlo a quanti, quasi tutti, avevano capito cose solo leggerissimamente diverse.

DG, 30 marzo 2018

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