Idee e memoria

L’autoinganno

Ci sono anche le feste comandate dei commenti. Le ricorrenze obbligatorie per le riflessioni. Che, proprio per questo, hanno un sapore rituale e fasullo. L’8 marzo è passato, buona ragione per occuparsi della condizione delle donne, o, meglio, della condizione di noi tutti, dato che al mondo siamo e mettiamo assieme.

L’attenzione si concentra sempre su due punti: guadagni e posizioni vertice. Nel primo caso, mediamente, le donne sono pagate il 17.9% in meno dei maschi. Dopo averlo detto, con indignazione, scarseggiano le ricette: se si suppone di aumentare i costi a carico del sistema produttivo si otterrà il contrario di quel che si desidera. Per il secondo, dato che ai vertici delle aziende (e non solo) le donne sono meno degli uomini, si utilizzano le “quote”, definite “rosa”. Possono giovare, ma l’idea che il sesso faccia premio sul merito non convince. Ha una sua forza, però, anche perché la dominanza maschile non è affatto prova di merito.

Tali discussioni offuscano il dato principale: sono poche le donne che lavorano. Il 48.9% di quelle in età attiva. Un umiliante grafico pubblicato sul Financial Times ci pone ultimi fra i Paesi sviluppati. Sicché dovremmo ragionare del mercato del lavoro. Qui si obietta: le donne sono svantaggiate dalla maternità. Fosse quello il punto determinante dovremmo avere o molte lavoratrici con pochi figli o poche lavoratrici e molti figli, invece abbiamo poche lavoratrici e pochi figli. Questo credo sia l’elemento decisivo: anche parlando di genere ci stiamo autoingannando, pretendiamo un racconto che non è la realtà. E non riguarda certo solo le donne, ma tutti: meno si produce e meno si è produttivi. In tutti i sensi, anche riproduttivi. Ingannarsi da sé soli, immaginarsi solo vittime, è consolatorio, ma anche infantilismo senile.

Servono servizi, non bonus, che concilino produzione e riproduzione. Servono investimenti e qualificazione per portare più persone, in particolare più giovani e più donne, al lavoro. Noi spendiamo soldi pubblici per favorire il non lavoro. L’autoinganno propizia l’autoaffondamento.

DG, 27 marzo 2019

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