Politica

Decisero di non decidere

Decisero di non decidere, con il che non si può accusarli di non avere preso una decisione, sebbene la faccenda sia decisamente surreale. Esauriti tutti i passaggi utili a perdere tempo, fatta e consegnata l’analisi costi benefici, aperto l’ovvio dibattito sulla fondatezza di quei conti, restava da risolversi un solo problema: come si fa a tenere Tav in barchetta fin quando non si andrà al voto, europeo o italico che sia? Come si fa a tenere assieme due forze in un solo governo, contemporaneamente facendo valere sia il fare che il disfare? Ed ecco la trovata: mozione di maggioranza nella quale si afferma, a una sola voce, che la decisione è stata presa, consistente nel rinviare l’obbligo di decidere.

A questo punto, Tav passa in second’ordine. Più di quello che ci apprestiamo a perdere non è possibile, quindi si può anche predisporre l’animo alla meditazione. Quel che è prevalente è altro, ovvero la convinzione che una volta conquistata la maggioranza dei parlamentari e una volta stabilito che tale maggioranza non può essere dissolta, giacché ne risentirebbe il potere e l’esistenza stessa dei contraenti, il resto, realtà compresa, può essere cancellato. Una allucinazione politicante. Una perdita di senso della realtà. C’è una rete da completare, aziende che stanno lavorando, una montagna mezzo perforata, fondi che si perdono, credibilità vaporizzata? Tutto secondario rispetto al fatto che la maggioranza c’è, regge, intende andare avanti.

Amen per Tav, ma tale ubriacatura politicante si riproduce su tutto. Vedrete fra poco cosa succederà sui conti pubblici. E le cose stanno anche peggio, se possibile, perché se, da una parte, tutto questo segnala una negazione politicante della realtà, dall’altra mostra un’armonia fra il politichese surrealista e gli umori elettorali. I protagonisti vanno forte. Uno cala? A parte che resta forte, cala a favore del partner. E gli altri? Son lì, pensando a sé stessi pensanti, spensieratamente persi nel regolare i conti dei propri mondi, incapaci di dare rappresentanza alla ragionevolezza, che non potendo opporsi alle derive elettoralistiche, non credendo possibile arginare il lievitare surreale, a votare neanche ci va più.

Questo dice il decisionismo indeciso su mezzo buco Tav: si perderà la mezza ciambella e non volendo o potendo tornare indietro non si vede altra uscita. Più o meno il ritorno alle caverne.

DG, Formiche 21 febbraio 2019

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