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Argini

Argini

Abbiamo a che fare con una continuità storica e un dilemma presente, nel mentre cambia radicalmente lo scenario in cui si muove l’Unione europea e in cui l’idea di sciogliere il consesso e riprendere il cammino degli Stati nazionali non è più neanche una variante demagogica, ma una fuga dalla realtà. Il voto tedesco ne sarà l’ennesima conferma.

La continuità è evidente: forze antieuropeiste sono sempre esistite; erano attive anche quando il Continente era diviso in due; lo sono state le sinistre comuniste e lo sono le destre populiste, con la significativa particolarità che i sinistri di ieri e i destri di oggi guardarono e guardano a Mosca come alternativa all’atlantismo. L’altra continuità consiste nel fatto che ai margini dell’antieuropeismo c’è una fascia che immagina la nostra area come terza e distinta da Washington e da Mosca e un humus che veste i panni del pacifismo e del trattativismo, sperando così di cancellare dalla Storia quel che è incancellabile: il peso della forza e il pericolo del sangue.

Quando l’antieuropeismo era a sinistra (c’era anche a destra, ma confinato in un nazionalismo mitico e settario) lo si arginava mettendolo fuori gioco: in Germania (Ovest) i comunisti erano interdetti dagli uffici pubblici (proprio perché dominavano la Germania Est); in Francia venivano sterilizzati dalla prevalenza numerica e politica dei socialisti; in Italia erano solidamente rappresentati in Parlamento e resi inoffensivi dal non potere governare e dall’essere comunque attratti dal consociativismo che evitava di farli scivolare verso l’antisistema (una parte di quel mondo vi scivolò, dando vita a lustri di terrorismo). Tutto ciò era possibile e non messo in discussione, né dalle destre né dalle sinistre riformiste, perché il vincolo prevalente era quello esercitato dalla Guerra fredda.

La quale guerra fu trionfalmente vinta dalle democrazie occidentali, portando al crollo del blocco sovietico. Senza sparare una sola cartuccia. È da quel momento, da quel trionfo, che comincia il problema che ci conduce all’odierno dilemma. Le forze della sinistra che osteggiarono l’europeismo rinnegarono sé stesse ma senza analisi, passando direttamente a dar lezioni di europeismo. Neanche Fregoli sarebbe stato così veloce. La sinistra riformista perse orizzonte ideale, in un certo senso appagata. Mentre la destra riformista perse capacità identitaria. I vincitori si cullarono nel presente, considerandolo promessa di futuro. A sinistra dell’appagamento riprese corpo la malsana idea di moralizzare il mondo, a questo giro puntando ridicolmente sul linguaggio. A destra del governare prese corpo la rappresentanza dei perdenti della globalizzazione, in un certo senso sostituendosi alla sinistra di ieri. Su questa destra Mosca prese a scommettere, con lo stesso scopo per cui aveva un tempo scommesso sulle sinistre falso-rivoluzionarie. Da una parte presero corpo il politicamente corretto e il woke; dall’altra il volgarmente scorretto e il populismo.

I secondi crescevano e si facevano pericolosi: al voto tedesco è facile prendano più di un quinto dei voti e che ci riescano senza nascondersi in quanto nazistofili. Allora si rese necessario l’argine: quello che ha funzionato in Francia, quello che sarà attivato in Germania, quello che in Italia s’è acceso con il trasformismo. Solo che l’argine, per esistere, deve mettere assieme forze altrimenti alternative, accettando lo scontro sul terreno peggiore: noi contro loro, noi per fermare loro. Con loro che sono gli antagonisti, quindi pronti a prendere i voti di tutti quelli che hanno un disagio o un malumore, mentre l’argine si compone di tali diversità che poi non riesce a governare. Da qui il dilemma: se non si argina i fanghi esondano; se si argina i fanghi crescono.

Il voltafaccia americano arriva in questo frangente, applaudito dai seguaci di Mosca. Certo, meglio l’argine. Ma da quella parte si deve correre a far tornare la politica, capace di far capire che non c’è soltanto la ricchezza da distribuire: c’è anche quella, e tanta, da perdere.

Davide Giacalone, La Ragione 23 febbraio 2025

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