Politica

RiMestare

Se nel trambusto si rimane immobili, non si dimostra fermezza ma nociva fissità. Stiamo correndo verso il deserto elettorale di un turno referendario convocato sul passato, in una disfida suicida interna alle opposizioni, tanto impegnate a farsi del male dal non avere colto la notizia: il ministro dell’Economia ha comunicato che il governo non ha la maggioranza. Se gli oppositori non s’opponessero principalmente a sé stessi, forse potrebbero prestare attenzione.

L’Italia, come dovrebbe essere noto, già partecipa (e contribuisce) al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Forse è meno noto, ma non meno vero, che l’Italia ha già negoziato e il governo italiano già approvato anche la riforma del Mes, che ne allarga la possibilità d’intervento anche alle crisi bancarie. Quel che è sicuramente noto è che le forze politiche che oggi governano si dissero (non tutte) ostili al Mes e anche favorevoli a uscire dall’euro. Oggi non lo dicono più ma – disonestamente – neanche dicono di avere sbagliato a sostenerlo. Circa il Mes propagandarono bubbole, sostanzialmente sovvertendo la realtà: nel caso di bancarotta si perde di certo sovranità, solo che il Mes non è quello che la toglie ma quello che la salva.

Attenzione: posto che si entrò nel Mes quando governavano gli stessi che governano oggi, posto che l’Italia è il solo Paese europeo a non averlo ancora ratificato, ammesso (e assai non concesso) che si possa essere incoerenti al punto da volere il contrario di quel che si volle ieri e che quindi si possa comunicare che noi la riforma del Mes la rigettiamo e su quella poniamo un veto, il governo Meloni (grazie al cielo) si è guardato bene dal farlo. Inerte. Impaurito dalle menzogne dette per prendere i voti di quanti caddero nella loro falsa propaganda.

Epperò, siccome il Mes già funziona – mentre quello riformato funzionerà soltanto dopo che sarà da tutti ratificato e manchiamo solo noi – tutti gli altri hanno chiesto al ministro Giorgetti: quando lo fate? Risposta: non ci sarebbe la maggioranza in Parlamento. Già. Però se il governo è contrario alla ratifica, quello è un patetico scaricabarile; ma se sa di dovere ratificare, allora quella è l’ammissione di non avere la maggioranza per farlo. Cioè di essere un non governo. Per giunta sfiduciato dai partiti della presidente del Consiglio e del citato Giorgetti.

Se esistesse un’opposizione sarebbe oggi impegnata non solo nel sottolinearlo, ma anche nel chiedere a Forza Italia – giustamente e dignitosamente favorevole alla ratifica della riforma – quanto ancora intende tradire le proprie stesse convinzioni. E sfiderebbe il governo alla trasparenza: o chiama la sua maggioranza alla ratifica o chiama sé stesso al rigetto della riforma. Ma l’opposizione non c’è e neanche ci sarà come alternativa di governo, perché impegnata a demolirsi.

Così ci si contenta di un governo che sta con l’Ucraina e non va in Ucraina; che mantiene un buon rapporto con la Commissione europea, ma a patto che nessuno dica che i rapporti sono buoni; e che appunto non rigetta il Mes, ma a patto che non gli si chieda di ratificarlo. Il tutto condito dalla più classica condotta dei marginali, ovvero dire di sé stessi che si è centrali. Intanto l’Unione Europea svolge un ruolo eminentemente politico, sospinta dalla ferma posizione di Francia e Germania e dall’orgoglioso coraggio della Polonia, assieme all’importante intesa con il Regno Unito. Mentre la Germania s’appresta a rilevanti investimenti, che si rifletteranno positivamente sulle aziende italiane, come al solito su un binario diverso da quello dei governi italiani. E il comune interesse che abbiamo con la Francia, dato dagli alti indebitamenti, viene posposto a questioni di una inenarrabile miseria.

Tutto per restare a rimestare nel paiolo del brodo propagandisticamente rancido, senza il coraggio di prendere la guida di una destra che avrà un futuro serio se capace di traslocare lontano non dal fascio, ma dallo sfascio delle sciocchezze dette e dei pregiudizi accarezzati.

Davide Giacalone, La Ragione 14 maggio 2025

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