Politica

Capolinea

Illustrazione stilizzata di un uomo seduto a una fermata dell’autobus, con la scritta “Capolinea” in evidenza, simbolo di fine corsa e stallo politico.

Capolinea: non cambia niente e cambia tutto. Il risultato referendario, ingrandito dalla partecipazione, impone di fermarsi e rimeditare il modo in cui procede la politica italiana. Da troppo tempo. Inseguire una riforma del sistema elettorale per consentire a una minoranza di avere la schiacciante maggioranza parlamentare sarebbe pura incoscienza autodistruttiva, per essere ancora impotenti al potere.

Non cambia niente per la giustizia. E non cambierà nel futuro ora prevedibile. Una pessima notizia, considerate le condizioni della giustizia italiana. La politica si dimostra sempre più debole, la corporazione togata sempre più forte e capace di piegare il falso bipolarismo alle proprie esigenze, così trasformando la sinistra nella tutrice del suo potere autoreferenziale, correntizzato e spartitorio. Questa piaga sarà ancora più infetta e le conseguenze saranno sempre più mefitiche.

La sinistra incassa una vittoria avvelenata. Il Pd sarà sempre di più una corrente esterna ai pentastellati, perdendo qualsiasi peso l’area riformista. Che avrebbe dovuto essere l’area egemone in quel che taluni speravano sarebbe stato il Pd. Hanno rinnegato le posizioni della sinistra pur di battere la destra. Ancora una volta la voluttà dello scontro consegna la sinistra a un massimalismo demagogico che le toglie la capacità di governare. Certo, possono sempre contare sul trasformismo, ma anche quello è un veleno che uccide chi ne abusa.

La destra incassa una sconfitta meritata, avendo impostato una pessima campagna referendaria sull’attacco alla magistratura. Hanno la pretesa di dimostrarsi maggioranza ragionando come una minoranza settaria che sa solo dirsi perseguitata. E lo hanno fatto, per giunta, schierando o magistrati con istinti di rivalsa verso i colleghi o una classe politica ignara di sé e incapace non di capire ma anche soltanto di leggere la riforma che avevano approvato.

Questo bipolarismo del rifiuto e della contrapposizione è al capolinea, anche perché non induce al cambiamento verso il centro ma all’isteria estremista. Cambia i connotati culturali degli astanti, ma consegnandoli al peggio di sé. Il tutto nella pretesa di portare alle urne le proprie tifoserie, ma incapaci di comprendere la lezione di tutta intera la storia che va dal 1994 a oggi: quel sistema mobilita chi è contro, producendo la sola democrazia al mondo in cui il governo non vince mai le elezioni. Con la pretesa della stabilità genera il massimo d’instabilità.

A sinistra hanno dimenticato e a destra non hanno mai frequentato l’intuizione di Enrico Berlinguer, che si trovava a guidare un partito comunista quando già era evidente il fallimento del comunismo ed era prigioniero di una insensata contrapposizione (che lo portò alla rovina): non si governa con il 50% più uno dei voti. È l’ignoranza della nostra stessa storia che ha prodotto l’allucinazione del falso maggioritario, confondendo il governare con l’andare al governo. Altro che 50%: si pretende di essere scelti dagli italiani e fare da soli con il 40%, candidandosi a essere gli sconfitti della volta appresso. Ed eccoci qui: una giusta riforma cancellata perché la si vendeva come premessa di scemenze come il premierato e arroganze perdenti come la riforma del sistema elettorale con l’ennesimo trucco per modificarne il risultato.

Lo avevamo visto e scritto prima, ma conta meno di zero. La giustizia è stata sconfitta a destra e a sinistra. Di giustizia abbiamo parlato in pochissimi. E ora non se ne parlerà più.

Meloni aveva detto che non si sarebbe dimessa. Ha il merito di avere chiamato più italiani alle urne, ma contro. Non c’è bisogno che si dimetta: è comunque al capolinea. E c’è arrivata agitando il giustizialismo con la pretesa di difendere il garantismo. Battuta da una sinistra che ha cavalcato il giustizialismo, rinnegando il passato garantismo. Si tratta di capire se la riconciliazione con la realtà la si fa con il governo Di Pietro-Gratteri o a qualcuno viene in mente di fare politica e non soltanto di vendere pentole.

Davide Giacalone, La Ragione 24 marzo 2026

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