Il problema non è (soltanto) la voragine scavata nei conti pubblici, ma il buco che rimane nella testa di tantissimi cittadini e, conseguentemente, di quasi tutti i politici. La voragine c’è e toccherà colmarla. È il buco a promettere un futuro di miseria, prima di tutto morale.
Si tratta di una colpa collettiva, che pesa su tutti e che solo pochissimi e inutilmente vedemmo come un orrore ancora prima che divenisse un errore. Quindi cominciamo dai colpevoli del superbonus 110%: 1. varato nel maggio del 2020, lo si deve alla demagogia spendarola dei 5 Stelle, allora alla guida del governo con Giuseppe Conte (che ancora ne rivendica la paternità); 2. non sarebbe stato possibile l’incredibile regalo che superava la spesa se non fosse stato appoggiato dal Pd, che in quel modo si garantiva la permanenza al governo con i pentastellati; 3. le opposizioni di allora (quindi la destra ora al governo) si distinsero non nel denunciarne la dilapidazione e chiederne la soppressione, ma nel volerne la proroga; 4. Draghi provò a indicarne l’abominio ma (come in altri casi, dal catasto alle gare per i beni demaniali) finì in minoranza nel governo stesso.
Era da mondo psichedelico l’idea di rimborsare una cifra superiore alla spesa, secondo l’allucinato principio che così si sostiene il settore edilizio e si fa circolare la ricchezza. Con quel ragionamento tanto vale accreditare un milione al giorno sui conti di ciascun italiano e far schizzare in alto il gettito dell’Iva. Solo che schizzerà anche il cervello e scoppieranno i debiti. Ma era da mondo squinternato anche l’idea che lo Stato ti rimborsi, secondo le due riduzioni successive, il 70% e poi il 65% dei lavori che fai a casa tua. Con un effetto regressivo, perché finanzi quelli che hanno i soldi per avviare i lavori e istruire le pratiche, ovvero l’opposto dell’aiutare i bisognosi.
La previsione iniziale di spesa era di 36,55 miliardi. La spesa reale è stata di 174 miliardi, che sarebbero stati 183 se non si fossero scoperte numerose truffe. E, per essere chiari: il 56,5% della spesa, per un valore di 98,3 miliardi, si è verificato dal 2023 in poi, quindi con il governo Meloni. Il cui ministro dell’Economia ha tutte le ragioni del mondo per maledire quanto è successo, salvo dimenticarsi che è successo anche sotto la sua gestione. Ciò porta alla conclusione che una cosa già pazzesca di suo è riuscita a costare più del quadruplo di quel che era stato previsto. Ed è questo il punto: al vostro tappezziere fareste causa, mentre gli autori di questa oscena tappezzeria li votate. Li votiamo, perché non è esente da colpa neanche chi era contrario; non lo è infatti Draghi, che provò a fermare lo scempio e fallì (con molte ragioni dalla sua, era già partita la guerra della Russia all’Ucraina, c’erano cose più importanti cui fare fronte, ma quelle ragioni non cancellano il fatto e il suo costo).
Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile se non perché nella testa di tantissimi i soldi dello Stato non sono di nessuno, i debiti non hanno debitori e il solo scopo della vita collettiva è avere la propria fetta di futuro da mangiare nel satollo presente. Convinzione retta dal fatto – incontestabilmente contabilizzato – che soltanto una minoranza di contribuenti paga per tutti, sicché la maggioranza pretende d’essere finanziata e mantenuta. Questo è il buco nella testa collettiva, perché non è vero: si paga tutti in termini di mancato sviluppo, bassa occupazione con salari fermi e impoveriti, incapacità d’innovazione e sistema formativo che precipita. A tacere del buio morale e umiliazione del merito che un simile modo di ragionare porta con sé.
Il superbuco è la edilizia e non edificante dimostrazione che ciascuno ha la classe politica che si merita. Ovvia constatazione cui gli italiani tentano di sfuggire rifugiandosi nello statalismo antistatale che ci contraddistingue. Poi non ci si chieda perché esistono ancora due false coalizioni e si chiede il voto per faziosità e schieramento: chiederlo per altro sarebbe curioso.
Davide Giacalone, La Ragione 13 maggio 2026
