Nella partita bancaria sono già stati posizionati i pezzi, che mostrano un vantaggio per Intesa. La partita andrà seguita, naturalmente, ma va prima chiarito quali siano gli interessi collettivi, in modo da non trovarsi a essere spettatori di un rodeo di cui si gode lo spettacolo, ma non si coglie il significato.
Nella partita bancaria sono già stati posizionati i pezzi, che mostrano un vantaggio per Intesa. La partita andrà seguita, naturalmente, ma va prima chiarito quali siano gli interessi collettivi, in modo da non trovarsi a essere spettatori di un rodeo di cui si gode lo spettacolo, ma non si coglie il significato.
1. È necessario creare un vero mercato unico europeo, finanziario e bancario. Solo in questo modo nasceranno colossi europei e solo disponendone si potrà sostenere l’impresa dell’innovazione e della produzione in scala europea.
2. Oggi la più importante banca europea, per capitalizzazione di mercato, è spagnola (Banco Santander), seconda e terza sono italiane (Intesa e Unicredit), la quarta è spagnola (Bbva). Ma Spagna e Italia non sono le più grandi economie europee. Abbiamo bisogno di protagonisti europei, non di giganti nazionali da piazzare nella classifica europea. Il che comporta un coerente uso della normativa antitrust.
3. I governi devono restare neutrali, non (solo) per buona costumanza ma anche per convenienza e necessità. Il governo tedesco che interviene per difendere Commerzbank e quello italiano che interviene per difendere Bpm non solo tradiscono la loro funzione, ma perdono la partita. Nel caso italiano, poi, sventolare la bandiera dell’italianità significava, in un colpo solo, non conoscere l’interesse nazionale e non riconoscere che il principale azionista è una banca francese.
4. Il sistema bancario è uno solo, ma le banche sono aziende in concorrenza fra loro. Ciascuna ha il proprio modello commerciale, mentre i vantaggi per i clienti non sono poi così differenti. Le partite in corso non cambieranno granché per i risparmiatori, specie per i piccoli. Cambierebbe, invece, se i loro risparmi potessero fruttare di più ed essere impiegati non al sostegno della spesa pubblica, ma dell’innovazione e della crescita. Magari limitando l’annuale esportazione di 300 miliardi di euro dal mercato finanziario europeo a quello americano (trasloco compiuto alla giusta ricerca di guadagni). Ottenere questo è quando riporta al primo punto. Nella realtà, non a chiacchiere. E con coerenza, ad esempio smettendola di caricare sull’Italia la pesante colpa di essere il solo Paese che blocca il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), proprio in quel che riguarda l’assicurare gli strumenti per far fronte a eventuali crisi bancarie.
Davide Giacalone, 9 giugno 2026