La determinazione e il coraggio degli ucraini hanno reso possibile la resistenza alla criminale invasione russa. Se ha potuto reggere, nel corso dell’ultimo anno e quarto di guerra, è perché l’Unione Europea e il Regno Unito hanno tenuto fermo il loro sostegno, anche dopo l’abbandono americano. Al tavolo del G7, in Francia, siedono europei al fianco dell’Ucraina, canadesi minacciati di annessione e giapponesi che guardano con orrore a quel che potrebbe succedere a Taiwan. Se Trump ha dovuto modificare la sua posizione, favorevole più a Putin che alle democrazie, è perché la forza politica americana non è stata superiore a quella europea e atlantica. Non una cosa da poco e un successo da tenere a mente. Senza pensare che basti.
Una parte dell’opinione pubblica europea – oggi rappresentata da parti consistenti dell’estrema destra, ma presente eccome anche a sinistra – pensa abbia avuto ragione Trump ad abbandonare gli ucraini al loro destino. Putin li affascina proprio perché è la negazione del nostro mondo, delle nostre libertà e della nostra prosperità. Appena ieri -ma ben più spostati a sinistra- ammiravano il comunismo sovietico, per le stesse ragioni.
Un’altra parte dell’opinione pubblica avrebbe desiderato che a Trump (e a Vance) si rispondesse con gli stessi modi con cui loro ci hanno attaccato e svillaneggiato. Il negoziare sembrava loro un inginocchiarsi, il non rispondere alle mattane un modo per blandire il più potente.
Eppure l’essere rimasti fedeli a noi stessi s’è dimostrato produttivo. Dopo un anno di dazi le nostre esportazioni (anche verso gli Usa) sono cresciute, mentre l’avere dato vita ad altri accordi di libero scambio ha fatto abbassare la cresta alla Casa Bianca. Trump potrà pure continuare a preferire Putin a Zelensky, ma è ora costretto a dirgli che deve negoziare, quando sa benissimo che Putin ha sempre escluso di farlo ed è per lui ancora più difficile farlo oggi, visto che sarebbe l’ammissione di una sconfitta.
Questi risultati si sono ottenuti grazie all’unità fra gli europei e alla capacità di far fronte comune con la quasi totalità del rimanente mondo atlantico. Roba importante. Di grande valore politico e di cui dovrebbero essere consapevoli le nostre opinioni pubbliche (la cui maggioranza non è mai stata né con il primo né con il secondo dei gruppi prima descritti).
Ciò, però, non crei illusioni: il passato non torna e la rottura atlantica, voluta e prodotta da Trump, resta uno sfregio che non si cancella. Per questo è necessario andare avanti e semmai accelerare sulla difesa comune, che è il solo modo per non buttare via i soldi che comunque saranno più copiosamente spesi sul tema della sicurezza militare. Senza la quale non c’è prosperità.
Davide Giacalone, 17 giguno 2026
