Economia

Fra Bce, Commissione e Rifondazione

Alzando i tassi d’interesse di 25 punti base (0,25%), la Banca Centrale Europea alza il costo del nostro debito (quindi lo fa crescere) e diminuisce il tempo a disposizione del governo.

Entro la fine dell’anno i tassi cresceranno ancora e per noi saranno guai. Il ministro Padoa-Schioppa non sostiene che le difficoltà derivano da colpe del governo precedente, tesi smentita dalla revisione dei conti appena conclusa, ma drammatizza molto la situazione dei conti. Vediamo perché si tratta di una scelta ragionevole, ma molto pericolosa.

Con un governo composto in modo variopinto e, secondo la calzante definizione di Prodi, folkloristico (a proposito: il direttore di Die Zeit, autore dell’intervista, si chiama Giovanni Di Lorenzo, e capisce l’italiano visto che è italiano), solo drammatizzando si può sperare di varare qualche provvedimento efficace, altrimenti tutto si risolverà in chiacchiere concertiste e redistributive. Il guaio è che la scena si svolge in pubblico, la osservano anche le autorità comunitarie, e se, fino all’anno scorso, a star fuori dai parametri del deficit c’erano anche Francia e Germania, adesso siamo rimasti soli, con l’aggravante di un debito enorme. Ci sono, quindi, le condizioni politiche per un richiamo ufficiale, il che farebbe crescere il rischio del nostro debito, quindi i tassi dello stesso, che, aggiungendosi alla normale dinamica voluta dalla Bce, non farebbe che mettere legna sul fuoco. Poco sopra ondeggiano le nostre chiappe.

Il governo è in carica da un mese. Chiedere risultati sarebbe sciocco, ma politiche chiare è legittimo. Padoa-Scioppa ci risparmi i rosari sull’evasione fiscale, che sa benissimo essere inutili giulebbe. Anche sui tagli alla spesa è bene chiarire che questa è in gran parte non nelle mani del governo, ma degli enti locali. Il metodo Gordon Brown (contenimento programmato e generalizzato della spesa) funziona dove chi prende la decisione controlla la spesa, altrimenti diventa il metodo Charlie (Brown). Certo, si possono aumentare le tasse, ma una volta strangolata la gallina sarà inutile reclamare la frittata. Allora? Se si ha voglia di parlarne, e di governare, si deve rivolgersi altrove: riforma istituzionale della governance pubblica, riacquisizione statale del controllo sulla spesa o devoluzione della politica fiscale, liberalizzazione dei mercati, competizione, anche nel lavoro. Sorriso sulle labbra e voglia di farcela. Non piace? Sentiamo che altro. Ma, fin qui, si è tafazianamente parlato alla sinistra, che non ci sente, mentre ad ascoltare c’è solo la Commissione Europea, che ha capito.

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