Economia

I conti e le pensioni

Togliere a chi lavora per dare a chi potrebbe farlo ma non lo fa, difendere chi ha avuto da chi non avrà, retribuire il passato impoverendo il futuro. Si potrebbe descriverla così l’annunciata politica governativa sulle pensioni. Un tema quasi sempre lasciato ai presunti specialisti ed ai sindacalisti, salvo il fatto che a pagare il conto saremo chiamati tutti.

Quindi, assai prima che i ministri si riuniscano in “conclave”, prima che sia la sinistra, affascinata dal linguaggio ecclesiale, a difendere i garantiti dai non garantiti, mi pare utile ridefinire il problema: in Italia lavoriamo troppo poco, in troppo pochi, per troppo poco tempo, vogliamo andare in pensione prima, e vogliamo una rendita che ci conservi il tenore di vita cui siamo abituati. Risultato: per moltissimi anni abbiamo scaricato sui figli i debiti dei padri, ma mentre i primi sono sempre più numerosi i secondi diminuiscono e non ce la fanno più. Morale: o si cambia sistema pensionistico o questo va in bancarotta.

La riforma Dini fu avversata dalla sinistra, che poi cambiò opinione quando lo stesso cessò di essere il ministro dell’economia berlusconiana e divenne il presidente del ribaltone. Con quella riforma si passa dal sistema retributivo a quello contributivo, ove nel primo si prende a riferimento l’ultimo reddito del lavoratore, nel secondo i contributi versati. Restava da stabilire il come ed il quando. Lo si è fatto con la riforma Maroni, che giustamente prevede un innalzamento dell’età minima pensionabile a sessanta anni (che è ancora troppo poco), ma ingiustamente ne fissò l’avvento all’allora lontano 2008. La sinistra oggi al governo promise agli elettori che avrebbe cancellato quello “scalone”, mentre, semmai, lo si sarebbe dovuto anticipare. Quella cancellazione è assai costosa e fa schizzare il debito, da qui l’arrampicarsi sugli specchi di chi biascica in perfetto sindacalese. Ma i numeri hanno la testa dura ed i conti sono semplici: o si allontana la pensione e si diminuisce la spesa, o si prendono i soldi da un’altra parte. Sostengono alcuni ministri che vanno presi dalle tasse. Considero retriva una politica simile, e non so se sia di sinistra (tendo ad escluderlo), ma è certamente a tutto discapito dei giovani, elettoralmente meno interessanti e politicamente non rappresentati.

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