Economia

I prezzi e la beffa

Se chiediamo un mercato aperto alla concorrenza e seriamente regolato da norme antitrust, ci sentiamo definire “liberisti scolastici”. E ci posso anche stare, specie perché c’è gente che a scuola non ci ha mai messo piede, come dimostrano due incredibili vicende.

Non solo il governo, ma anche il Presidente della Repubblica, hanno imboccato la pessima strada di voler far predicozzi che tengano bassi i prezzi, mostrando di non credere affatto nel libero mercato e nei benefici della concorrenza, e ponendo, invece, fiducia nei buoni sentimenti di produttori e negozianti (ed il vecchio Adam se la ride nella tomba). Ora siamo alla presa in giro: una casa produttrice d’acqua minerale compera intere pagine su tutti i giornali ed avverte che “Il Presidente della Repubblica chiede la riduzione dei prezzi dei beni di largo consumo. Uliveto e Rocchetta, le acque della salute, aderiscono all’invito per dare fiducia alle famiglie. Prezzi ridotti fino all’Epifania 2005”. Roba da pazzi.

A parte il fatto che non è dato sapere cosa s’intenda per riduzione dei prezzi, ma siamo al punto in cui si prende la più alta carica dello Stato e se ne fa un testimonial della propria pubblicità. Sedessi al Quririnale mi arrabbierei (dopo essermi morso la lingua per aver detto uno sproposito sulla politica dei prezzi).

La seconda vicenda riguarda il latte in polvere. E’ bene ricordare come nasce: il ministro Sirchia s’adonta pubblicamente per il prezzo troppo alto del vaccino antinfluenzale, cui sottoporrebbe volentieri tutti gli italiani, sentendosi lui più il loro buon tutore che non il ministro incaricato di far funzionare le cose pubbliche e non impicciarsi di quelle private. Interviene e mette le penne del pavone perché quel prezzo si riduce (primo, clamoroso errore). Allora, meritoriamente, il Messaggero fa notare che gli italiani pagano i farmaci sempre più degli altri europei, con punte del doppio e, nel caso del latte in polvere, del quadruplo.

A quel punto è chiaro, anche senza scomodare nessuna inchiesta dell’Antitrust, che, tanto sul lato produttivo quanto su quello distributivo gli italiani pagano l’esistenza di cartelli che alterano i prezzi. La politica, insomma, dovrebbe intervenire per liberare il mercato dai vincoli corporativi che lo asfissiano, abbattendo quegli interessi particolari che contrastano gli interessi generali. Invece che fa, il buon padre Sirchia? Chiede di trattare il prezzo del latte in polvere, ottenendo, infine, una riduzione fra il 25 ed il 35%. Considerato che lo paghiamo il quadruplo, quel risultato è del tutto insufficiente in termini quantitativi, e del tutto sbagliato in termini di procedimento ed uso del potere. Chi ci marciava continua a marciarci, accumulando profitti non dovuti, e adesso dovremmo anche dirgli grazie. Un capolavoro.

Allora, noi che la scuola l’abbiamo frequentata, sappiamo che un prezzo è equo non quando il signor ministro lo fissa dove crede opportuno, non quando egli raggiunge un accordo con i produttori o con i farmacisti, ma quando più soggetti concorrono, nel produrlo e nel distribuirlo, e cercando di aumentare i propri profitti (quindi per ragioni egoistiche) sceglieranno il prezzo che propizi le più cospicue vendite. A scuola ci hanno anche detto che se si prendono dei giovani, li si laurea in farmacia, il tutto per metterli a fare i commessi in camice bianco, dediti all’appiccicar bollini sulle ricette, si realizza una gran diseconomia, e ci hanno anche spiegato che se quella diseconomia si riflette sul prezzo finale, facendola pagare al consumatore, ciò significa che la non libertà di mercato favorisce l’arricchimento di una corporazione.

Vedere il governo di centro destra che persegue politiche da socialismo reale è uno spettacolo sconfortante. Ricordate Alberto Manzi? Non è mai troppo tardi, per imparare a leggere e scrivere. E si posso anche frequentare dei corsi serali.

Condividi questo articolo