Economia

Il diritto di Colombo

Il diritto di Colombo

Gherardo Colombo lascia la magistratura. Uomo riservato, lo fa con un’intervista al Corriere della Sera. Cultore della memoria incappa in larghe amnesie. Amante del diritto s’accomiata in modo storto. Credo (non lo conosco) sia intelligente ed onesto, proprio per questo in grado di misurare le contraddizioni che si porta appresso.

Andrò, dice, a spiegare ai giovani il valore del diritto. Quando parla del pool di mani pulite usa ancora il “noi”. Ecco, cominciamo da qui: ci spieghi in base a quale diritto “voi”, e per voi Borrelli, riteneste esauriti i processi in piazza e superflui quelli in tribunale. Quella teoria fu purissima inciviltà, negazione d’ogni valore giuridico, diseducazione di massa. Non ne parla, giacché la memoria incespica. Lamenta che i corrotti si siano riciclati. Ma se le sentenze contavano così poco per i magistrati anche fuori divennero inutili. E gli innocenti che “voi” rovinaste, sui quali rilasciavate interviste, che additavate alla piazza forcaiola e fascistoide? La memoria vacilla.
Si scaglia contro furbizie, privilegi e corporativismi. Concordo. Dice che quella dei magistrati è la corporazione “migliore”. Non ne conosco di più furbe, privilegiate e corporative. Ci aiuti, quale altra si tutela al punto da non avere nulla da ridire su nessuno dei propri membri, manco la toga trasformi l’uomo in santità. Ci dica in quale altra si fa carriera pur essendo ignoranti, ed anche senza lavorare. Detesto i corporativismi, trovo che siano la pece cui s’incolla il nostro vivere civile, ma i magistrati non sono affatto migliori di altri.
Lamenta le riforme incoerenti e frammentarie del penale e della procedura. Ha ragione. Ritiene basso il tenore morale collettivo. E’ così. Considera l’incoerenza un disvalore. Giusto. Avvierà un lavoro culturale e politico (non partitico). Auguri. Racconta d’essere stato magistrato dal 1974 e giudice per soli tre anni. Già, Colombo, che ci faceva uno come lei, con tanta passione e calore, in Cassazione? Non le pare d’essere l’incarnazione del perché le carriere dovrebbero essere separate? Non che ci siano migliori e peggiori, ma perché esistono le vocazioni. Discutere di diritto e diritti sarà un piacere. Ma usi il singolare, giacché quel “noi” è sintomo di demenziale collettivismo e preoccupante debolezza morale.

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