Economia

La finanziaria da rifare

La sinistra, se ne esiste ancora una in grado di ragionare sugli interessi del Paese e porsi il problema del futuro, rifletta su quanto politicamente significative, e dannose, sono le parole di Prodi. Egli dice: una finanziaria che scontenta tutti è una buona finanziaria.

Allude, immagino, al fatto che sia immune da favoritismi, il che, oltre tutto, non è vero. Ma anche fosse (e non è) l’idea che l’unica medicina efficace sia quella amara e ripugnante non è solo sbagliata, è anche sadica. L’Italia è un Paese ricco, con un patrimonio ragguardevole, con possibilità di sviluppo, con energie da far esplodere, il compito del governante non è quello di far calare la testa a tutti, ma di consentire a chi ne è capace di alzarla. Certo, abbiamo un debito pubblico esagerato, che abbiamo il dovere e la convenienza di ridurre, ma per farlo si devono tagliare le spese, si deve controllare la finanza locale o decentrare l’imposizione, mentre aumentando le entrate non solo si tassa tutti (e si sollecita tutti ad evadere il fisco), ma si aggrava il male.

La prima finanziaria della legislatura è stata scritta mentre il fabbisogno di cassa diminuiva, il gettito fiscale aumentava e la ripresa economica faceva sentire i suoi ruggiti. C’erano le condizioni per non mollare nulla sul terreno del rigore e della sana amministrazione, al tempo stesso muovendo verso un mercato più libero, più competitivo, meno imbrigliato. Scegliendo di aumentare le tasse e di operare sul lato della redistribuzione, invece, si mette sabbia nel motore dell’economia e si indebolisce ogni rigore. A quel punto la finanziaria diventa uno strumento regressivo, che crea scontento, certamente, che richiama a sé un giudizio severo degli osservatori internazionali, ma niente affatto per la sua durezza, bensì per la sua mancanza di disegno strategico, di volontà politica, di opportunità per la crescita.

Ora, che questo barcamenarsi sul nulla, satollo dell’aver scontentato tutti, non desti disordine nell’animo di un boiardo democristiano, lo posso capire. Ma che questo sia il pane sfornato dalla sinistra, che quello sia l’unico impasto di cui è capace, a questo non mi rassegno, perché una sinistra impregnata di conservatorismo e corporativismo è un male per tutti. Qualcuno s’occupi del futuro, non si sprechi altro tempo a regolare i conti del passato.

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