Economia

La partita Telecom

Vedo che c’è un sacco di gente che abbocca, o finge di abboccare, all’amo lanciato da chi controlla Telecom Italia, agitando così le acque del laghetto politico, colmo di chiacchiere e d’ipocrisia. Spettacolo un filino patetico. Una premessa: quello che succede oggi è la logica e naturale conseguenza di quel che denunciamo già da anni, non sostenibilità finanziaria, camarille di poteri, dissennata e sospetta distruzione di ricchezza all’estero compresi (e compresi i contatti con Parmalat e Cirio).

Chi è stato zitto ieri, chi ha fatto finta di non leggere quello che scrivevo, chi è annegato nei soldi della pubblicità, chi s’è riscaldato vicino a quello che credeva il potere, chi ha favorito attivamente le scalate condotte da cordate a dir poco opache, facciano tutti la cortesia di non vestire il lutto degli offesi interessi nazionali. Sono loro, che li hanno offesi. E veniamo all’oggi.

Tronchetti Provera è ammirevole. La sua partita è persa, l’avventura in Telecom ha dimostrato l’incapacità di governare il rischio finanziario, sommatasi all’assenza di visione strategica. Ma non molla, anzi, rilancia. Dato che gli hanno consentito di tutto, a cominciare dal considerare sua un’azienda che difendeva grazie ai debiti e senza neanche la minima decenza di obbligarlo a consolidarli, oggi dice: quel che è mio posso anche venderlo. Prendo Tim e la cedo a chi mi da più soldi, anche all’estero. Prendo la rete fissa e la sventolo sotto il naso di una sinistra che ragiona solo d’aziende pubbliche, quindi che preparino i soldi dello Stato. Prendo le televisioni e le porto dall’editore che ancora mi copre. Intanto rintontonisco i polli cianciando di media company, che, semmai, la fa Murdoch. Adesso che vi ho detto cosa posso fare, cominciate tutti ad avere paura, a dire che non ne sapevate niente, a dirvi esterrefatti (quando vi siete esterovenduti), e dopo questo bel bau bau cercate di farvi venire qualche bella idea, perché non ho nessuna intenzione di essere l’unico ad affondare con i debiti. Spettacolare.

E mentre i pascetti battono la coda, a nessuno che venga in mente il più elementare degli interessi nazionali: il rispetto del diritto, la trasparenza del mercato, autorità di controllo dove non siedano avanzi di politica. Non torna alla mente, perché non c’è mai stato.

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