Economia

L’ABI l’ha detta grossa

Dell’anatocismo (calcolo degli interessi sugli interessi passivi) abbiamo già parlato, ed ho chiarito perché la sentenza delle sezioni riunite della Corte di Cassazione, non doveva essere letta, come molti frettolosamente facevano, nel senso che i clienti delle banche avrebbero automaticamente riavuto i soldi loro sottratti.

Sarebbe occorso fare causa. Gettavo acqua sugli entusiasmi, ma non immaginavo l’ottusa arroganza che l’Associazione Bancaria Italiana ha sfoderato ieri.

“Faremo ricorso alla Corte Costituzionale”, ha detto il presidente, Mauro Sella. Ora, siccome si suppone che questa gente abbia studiato o che, almeno, possa permettersi un avvocato, dovrebbero sapere che avverso le sentenze di Cassazione non si ricorre da nessuna parte, e men che meno alla Consulta. Allora cos’è che hanno in mente? Pensano di ricorrere al giudizio di legittimità costituzionale nel corso dei procedimenti che saranno avviati da quei clienti che, ponendo fiducia nelle leggi e nella Cassazione, chiederanno indietro i loro soldi. La Consulta, dal canto suo, si è già pronunciata sulla materia, abrogando il decreto legge che stabiliva la non retroattività dell’illegittimita dell’anatocismo. Detto in modo diverso, la Consulta ha già stabilito che le banche devono pagare. Ciò significa che la sparata di ieri serve solo a far capire che le banche non mollano, e che sono pronte, con i loro uffici legali, a far penare per anni quanti vorranno far valere un loro diritto.

Il sistema bancario italiano è molto arretrato, molto incurante dei diritti dei clienti, e molto poco aperto alla concorrenza. Questo è un problema nazionale. Accanto a questo ve n’è un altro: aprire il nostro mercato alla concorrenza internazionale significherebbe consegnare i nostri istituti a proprietà straniere, il che, io credo, non sarebbe un dramma, ma, di certo, segnerebbe una minor presa nazionale sulle nostri sorti future. Questi sono i due corni del problema, e non facciamo fatica a comprendere gli sforzi del governatore Fazio nel proteggere gli indigeni. Però, oltre a proteggerli, si dovrebbe anche educarli, disciplinarli, controllarli e, se del caso, punirli. Perché una roba come quella di ieri sollecita ad andare in direzione diametralmente opposta.

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