Economia

L’Atomo italiano

L’Italia dell’eccellenza affondata dall’Italia dei demagoghi. Una notizia di cronaca dovrebbe provocare dolore, della carne e dell’anima, invece passa inosservata, relegata a cuoriosità: è stata rimossa l’enorme turbina che giaceva nel cuore della centrale Enrico Fermi, a Trino Vercellese. Leggete oltre, ed arrabbiatevi, per cortesia.

La centrale nucleare di Trino era ferma dal 1987, quella è la sua data di morte. Ma è più interessante la data di nascita: novembre del 1964. In quell’anno entrava in funzione, in Italia, la prima centrale europea per la produzione d’energia con combustibile nucleare. Eravamo i primi, il Paese era all’avanguardia, ed intitolava il merito al suo scienziato simbolo della ricerca nucleare, anche questa sul podio più alto. Abbiamo distrutto tutto.

Nel 1964 la Francia era alle nostre spalle, dipendente dal petrolio ed impegnata a spendere soldi nel nucleare militare. Oggi comperiamo energia elettrica dai francesi, e loro la producono, proprio dietro le nostre frontiere, con le centrali nucleari. Siamo compartecipi dei rischi, ma paghiamo anziché guadagnare. Ci spetta l’oscar degli scemi.

E veniamo ai rischi. I sofisticati sistemi di sicurezza della “vecchia” centrale Fermi hanno avvertito di un pericolo concreto, reale, terribile, una volta sola. Venti anni fa suonarono gli allarmi perché era possibile vi fosse una fuga di radioattività. Ma non era così, stava solo piovendo e la pioggia portava la radioattività sprigionata a Cernobyl (non dietro l’angolo, in Francia, no, nella lontana Unione Sovietica). Anche per i sistemi di sicurezza eravamo all’avanguardia, e la collaborazione con la Westinghouse ci metteva nelle condizioni di avere un potenziale mercato mondiale, di profittare dei vantaggi dell’essere più bravi e pionieri.

Su quel successo italiano si abbatté il vento velenoso della demagogia verde, tutti si scoprirono ecologisti, qualcuno anche grazie ai soldi dei petrolieri. Nel 1987 si tennero tre referendum da rincitrulliti, nessuno contro l’energia nucleare, ma uno contro il fatto che l’Enel partecipasse ad accordi internazionali, un altro contro il potere del Cipe di stabilire le localizzazioni, ed il terzo contro le agevolazioni ai comuni che ospitavano centrali. E chiudemmo la partita, grazie ad un elettorato imbesuito dalla paura radioattiva ed un mondo politico che se la faceva sotto a mettersi contro vento. Sol per questo quel mondo meritava d’essere punito e sfiduciato, invece fu abbattuto da altro. Non pagò per le proprie responsabilità politiche, ma mostrò, davanti all’attacco giudiziario, la stessa lucidità e lo stesso coraggio mostrati davanti alla demagogia ecologista. E cadde.

Adesso smontiamo la centrale, ne mettiamo dei pezzi in un museo, e portiamo i bimbi a visitare l’Italia che sarebbe potuta essere e che non fu.

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