Economia

Liberare l’impresa

Liberare le piccole e medie imprese, come gli artigiani e la ricerca, dal peso soffocante di autorizzazioni e permessi preventivi, anche mediante la modifica dell’articolo 41 della Costituzione. C’è voluta una crisi grave e lunga, c’è voluto il bisogno di riequilibrare una manovra economica severa, per sentir uscire queste parole dalla bocca del ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Cose giuste, che potevano essere fatte anche prima, che ora si devono immediatamente trasformare in realtà, senza arricchire il già lungo elenco delle promesse.

Quell’articolo ha una matrice ideologica, come capita anche ad altre parti della nostra Carta, certamente non amica della libera impresa privata. Reclama, infatti, che l’impresa si svolga senza “contrasto con l’utilità sociale”, che non si sa cosa sia. Poi richiama il giusto principio della sicurezza e della dignità umana. A questi due paletti s’è appesa una coltre di norme, regole, obblighi e provvedimenti vari, presi in sede nazionale o locale, tendenti a rendere la vita difficile a quanti intendono investire soldi e lavoro, rischiando in proprio. E’ naturale che l’impresa, come ciascun cittadino, debba rispettare le leggi, ma quel proclama ideologico ha autorizzato un insensato controllo preventivo. Così, invocando un bene se ne è soppresso un altro, direttamente attinente alla libertà individuale e alla ricchezza collettiva. Un pessimo affare.

Quel che Tremonti propone è un costume considerato normale nei Paesi in cui non si mette in dubbio la parola dei cittadini: l’iniziativa può partire sulla base delle dichiarazioni di parte e delle autocertificazioni, saranno i controlli successivi, senza intralciarne la nascita, a verificare eventuali irregolarità. Avendo cura, aggiungo, a che non siano questioni puramente formali e burocratiche, con i controllori intenti ad agevolare, non a impedire e pretendere (non sempre il lecito). Giusto, ma, ripeto, sono cose che si sarebbero dovute fare tanto tempo fa, come altre se ne possono fare, per liberare le forze vive del mercato, senza attendere d’avere l’acqua alla gola. Ora ci siamo, evviva, si proceda speditamente.

Sempre ai margini del G20, che si svolge in Corea del Sud (visto cosa può fare la libertà? vista la ricchezza del sud e la miseria del nord, provocata da un regime comunista, dispotico e pazzotico?), Tremonti ha anche detto che sia il piano casa, voluto dall’attuale governo, che le “lenzuolate” di Pier Luigi Bersani, varate dal governo Prodi, sono falliti a causa dei molti interessi che vogliono “bloccare tutto”. Vero, ma, per completezza, va aggiunto che noi difendemmo apertamente diversi punti delle lenzuolate, mentre il centro destra, per puro spirito di schieramento, si pose dalla parte dei conservatori. E va anche aggiunto che tale regressione continua, come capita per l’ordinamento forense.

La coerenza è una gran bella cosa, che non può esercitarsi ad intermittenza. E lo sforzo di rendere più liberale il nostro mercato deve essere condotto in modo continuo, lineare, in modo da essere realmente efficace, oltre che credibile. Avanti, dunque.

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