Economia

Luce non luminosa

Mario Monti e Corrado Passera vedono la luce. Se fosse un fatto mistico si potrebbe indirizzarli ad un santuario, ma loro si riferiscono alla crisi, dicono che sta per finire e che il peggio è passato, sicché si vorrebbe chiedere, visto che trattasi di un professore e un banchiere: sulla base di quali dati? Sia Monti che Passera hanno detto che la pressione fiscale è troppo alta. Il primo aggiungendo che per ora non cala (per la verità aumenta, vedi benzina), il secondo auspicando che lo si possa fare. Ragionamenti assai poco tecnici, più adeguati a ex voto, o alla ricerca di voti futuri. A sentire le loro parole mi sono chiesto: come reagiscono le imprese? Un amico mi ha suggerito la risposta: alcune hanno chiuso, per sempre, altre sono chiuse per ferie, fra qualche settimana l’unica luce che si vedrà sarà quella della preoccupazione.

Se il governo tecnico si limitasse a sottolineare la gravità della situazione, e i pericoli a questa connessi, ci sarebbe poco da rimproverargli: sono stati chiamati a commissariare un mondo politico che aveva fallito e fanno il possibile. Ma i commissari si spingono ben oltre, e mentre i partiti hanno paura delle urne e delle campagne elettorali, loro sembrano essere in servizio propagandistico permanente effettivo, senza mai accennare, però, all’ipotesi di sottoporsi al giudizio degli elettori.

Insomma, si vede o no, questa luce? Da mesi i mezzi di comunicazione vanno in altalena, annunciando un giorno la fine del mondo e due appresso il radioso sorgere del nuovo giorno, salvo tornare alla versione cupa dopo poco. Occorre mettersi d’accordo. Se è vero (come credo) che la speculazione contro il debito italiano ha la sua radice nella debolezza istituzionale e strutturale dell’euro, è evidente che non è stata in nulla corretta, sicché non c’è luce all’orizzonte. Se è vero (e lo è anche questo) che tale speculazione si fonda su un debito pubblico troppo alto e su una produttività troppo bassa (i dati Eurostat continuano a segnalare la scarsissima partecipazione degli italiani alla produzione, superiore solo a quella della Grecia), anche su questi fronti non è successo nulla. Anzi, il debito è cresciuto. La luce, dunque, non si vede propri da cosa emani.

Forse c’è vitalità nel mondo delle imprese? negli ordini che preludono alla ripresa? Neanche a parlarne, perché il credito è divenuto una cannuccia di ossigeno, oramai scarseggiante per ogni dove, e le importazioni scendono, mentre la vivacità delle esportazioni sta solo a dimostrare che gli italiani che corrono, che non si arrendono, che tirano l’anima con i denti, sono e restano la nostra più importante ricchezza. Solo che li opprimiamo, fiscalmente, burocraticamente e giudiziariamente, anziché liberarli. Luce poca, quindi, anche da quella parte.

Mi hanno colpito alcuni numeri pubblicati dal prof. Marco Fortis, come sempre originale e interessante: il debito pubblico italiano pesava, fino al 2000, per 39.500 dollari ad adulto, nel 3013 peserà per 56.600. Non so se questi sono i dati che guardano anche Monti e Passera, nel caso dovrebbero avere la cortesia d’indicarcene la parte luminosa. Provvede Fortis, documentando che mentre all’inizio del secolo il nostro era un debito record, rispetto al quale solo il Giappone competeva (in negativo), mentre gli altri europei e gli stessi Usa erano abbondantemente indietro, adesso le cose sono cambiate, perché i debiti degli altri crescono: 56.800 per adulto, in Francia, nel 2013; 51.700 in Gran Bretagna; 45.700 in Germania; per non dire dei 75.100 degli statunitensi. Detta in modo diverso: partendo da un debito mostruoso noi abbiamo attuato politiche di maggiore rigore, con il risultato che il debito degli altri ci ha raggiunto e, in qualche caso, superato. C’è di che esserne felici? A parte che la teoria del mal comune mezzo gaudio non mi ha mai del tutto convinto (vale per i rosiconi e gli invidiosi, ma non si mangia), resta che con quella spesa pubblica aggiuntiva, che ha generato debito, gli altri Paesi hanno retto lo sviluppo, mentre noi siamo in recessione nera. A questo si aggiunga che il nostro rigore ha rallentato la corsa del debito, ma che rimane pur sempre trottante verso l’alto. Il che conduce a una preoccupazione: proprio perché i loro debiti crescono, i nostri concorrenti compatrioti europei vedono con piacere le nostre aziende ansimare, perché mediante un più alto tasso d’interesse, indotto dalla speculazione, azzoppano i competitori e guadagnano in competitività relativa.

A me piacciono gli ottimisti, e mi piace pensare che i pessimisti non siano ottimisti ben informati, come si ripete sempre, ma ottimisti svegliatisi male e con poco futuro a disposizione. Quindi, sia pure senza alcuna concessione al misticismo, mi piacerebbe vedere la luce che vedono Monti e Passera. Ma non ho ascoltato un solo dato, non hanno indicato una sola pezza d’appoggio per lasciarci supporre che non sia una lampadina fulminata. Per ora sono solo parole. Somiglianti alla propaganda. Roba che non si perdona ai politici, ma non è ammessa per i commissari.

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