Economia

Osservando con attenzione il successo del cellulare

Da tempo il sistema dell’informazione annuncia che anche in Italia sta per partire la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni mobili. Anzi, che è già partita. I protagonisti di questa concorrenza sarebbero, sempre secondo l’unanimità delle fonti d’informazione, la Tim, società del gruppo Stet, e la Omnitel, società in cui si ritrovano diversi operatori internazionali, ed in cui la leadership è dell’italiana Olivetti. La mia convinzioni è che tale notizia non risponde al vero.

In un mercato economico non vi è (solo) concorrenza fra società diverse, il consumatore non sceglie (solo) fra marchi diversi, ma sceglie fra prodotti diversi. Se i prodotti sono uguali, allora sceglie per convenienza economica, per qualità, per tradizione o altro. Nel campo delle telecomunicazioni mobili, in Italia, il principale concorrente del telefono cellulare numerico, Gsm, della Tim è il telefono cellulare analogico, Tacs, della Tim. Anzi, per essere più precisi, il prodotto più diffuso è il telefono Tacs, gestito in blindato monopolio dalla Tim, ex Sip, mentre la stessa società cerca di promuovere il proprio telefono Gsm. A questo tandem propone la sua concorrenza la Omnitel.

La quale Omnitel afferma di puntare a caratterizzarsi per la qualità del servizio, e per la facilità con cui consentirà ai clienti di accedere al cellulare. Encomiabili propositi, ma è singolare che il concorrente non voglia puntare sulla leva tariffaria. Nel caso del traffico aereo, ad esempio, Air One ha fatto la sua comparsa annunciando tariffe assai più basse di quelle Alitalia, la quale, finalmente, ha dovuto cominciare a ripensare le proprie. E’ presumibile che la concorrenza aumenterà il traffico, così come sarebbe stato presumibile che la concorrenza tariffaria fra Tim ed Ominitel avrebbe aumentato la diffusione della telefonia cellulare. Ma, almeno per ora, le tariffe non si toccano.

Per commentare questa competizione occorrerebbe riprendere i testi delle radiocronache con le quali si raccontavano agli sportivi le gesta di Fausto Coppi : “un uomo, un uomo solo ….”. Fra non molto, però, la gara si farà più avvincente, ma proprio perché a competere non saranno più solo Tim ed Omnitel.

I giornalisti che danno il ripetuto annuncio dell’imminente competizione, raccontano una cosa formalmente vera, ma decisamente incompleta.

Italia leader

Se guardiamo il grafico numero 1, ci accorgiamo che l’Italia occupa una posizione di tutto rispetto nella graduatoria mondiale della diffusione di telefoni cellulari. All’interno dell’Europa comunitaria si colloca alle spalle solo della Gran Bretagna, mentre è in vantaggio sulla Germania e la Francia. Roba da sollecitare l’orgoglio nazionale.

Il dato è ancora più significativo se si pensa che la telefonia cellulare nasce proprio nei paesi scandinavi, dove il primo operatore comincia a lavorare nel 1981, in netto anticipo su tutti gli altri paesi. La diffusione di questo sistema di comunicazione, inoltre, è particolarmente conveniente in tutti quei paesi in cui la scarsa concentrazione della popolazione, o di una parte di essa, si aggiunge ad una difficile praticabilità del terreno. E questo, appunto, è il caso della Svezia, così come anche dell’Australia.

Inoltre non si dimentichi che la diffusione della telefonia cellulare, come di qualsiasi altro prodotto, è tanto più veloce e capillare quanto maggiore e la concorrenza che si realizza nel mercato. E gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono paesi in cui l’ambiente competitivo è molto sviluppato.

Fatte queste osservazioni, e ricordato che lo sviluppo del sistema Tacs è avvenuto in Italia in un ambiente di assoluto monopolio, ecco che la performance del nostro paese appare particolarmente significativa. Il bello è che lo fu anche per chi quel servizio lanciò : la Sip, infatti, non aveva affatto previsto un successo così strepitoso, e nei primi mesi occorreva essere forniti di una solida raccomandazione per potere entrare in possesso di quell’oggetto del desiderio che permetteva di telefonare camminando, viaggiando, o facendo altre cose sulle quali non indagheremo.

La rosa e le spine

Un tale successo ha permesso all’Italia delle telecomunicazioni di mettere le penne del pavone. Nel 1990, quando si tenne a Roma un consiglio dei ministri europeo delle telecomunicazioni, fu un vero sollazzo vedere i francesi, notoriamente modesti ed accomodanti, rigirarsi fra le mani quel cosino, provare a telefonare al loro ufficio, a Parigi, e scoprire, con celato disappunto, che funzionava. Loro, infatti, non lo avevano.

Ma ogni rosa ha le sue spine. L’Italia aveva avuto quel successo perché aveva deciso di adottare la trasmissione analogica sui 900 MHz, con la quale aveva ottenuto una qualità del servizio nettamente superiore a quella consentita dalle trasmissioni sui 450 MHz, adottata anche in altri paesi. Ed il grafico numero 2 conferma, nel 1994, il nostro vantaggio in ambito europeo.

Il fatto è che, contemporaneamente al lancio del Tacs, l’Europa comunitaria si avviava a far partire un servizio di qualità decisamente superiore, che viaggiava sempre sui 900 MHz, ma questa volta con tecnologia numerica, non analogica. La differenza fra i due sistemi è notevolissima, ed implica una trasformazione radicale di tutto il mondo delle comunicazioni, non solo quello delle telecomunicazioni cellulari. Qui basterà ricordare che la tecnologia numerica è decisamente più affidabile e sicura, consente le sviluppo di servizi impossibili in analogico, e, comunque, realizza conversazioni assai più nitide. Le comunicazioni del futuro, di un futuro già cominciato, saranno numeriche. Le comunicazioni analogiche andranno in appositi musei, dove oggi troviamo il telegrafo con i fili.

Questa tecnologia numerica è stata chiamata GSM, ed il grafico numero 3 ci mostra il ritardo dell’Italia nella diffusione di questo servizio. E la lettura della tabella testimonia che facciamo molta fatica a recuperare il terreno perduto. Anche la Gran Bretagna, infatti, sconta la diffusione massiccia del cellulare analogico, ma si mostra assai più elastica (grazie anche ad una reale concorrenza) nel reagire.

Il ritardo nel Gsm

Il ritardo nella diffusione del Gsm non è dovuto ad una preferenza aprioristica del consumatore per il Tacs, ma al semplice fatto che la rete Gsm è stata lungamente inesistente. Lo sanno bene quei pochi che decisero di acquistare subito un telefono Gsm dalla Sip, poi Tim. Si disse loro che avrebbero potuto liberamente telefonare da ogni parte d’Europa, ma si omise di precisare che doveva intendersi esclusa l’Italia. Così i possessori di questo telefono il più delle volte scoprivano di non potere telefonare, e chi li chiamava veniva avvertito del fatto che “l’utente potrebbe avere il terminale spento”, mentre invece era acceso, ma non servito dalla rete.

Perché la rete era così poco diffusa? perché la gran parte del territorio nazionale non era coperta? La mia opinione è che la Sip non aveva alcun interesse a sviluppare la rete Gsm, dato che aveva in mano un oggetto magico, ovvero il telefonino analogico, che continuava ad essere venduto come il pane. Certo questo ritardo poneva la Sip in posizione di svantaggio in vista dell’apertura del mercato alla concorrenza, ma chiedere ad un monopolista di sentire i problemi del mercato è chiedergli troppo.

Questa è la mia opinione, ma vi è dell’altro. Vi è il fatto che il governo italiano, in vista di una gara per l’assegnazione della seconda licenza Gsm (quella poi vinta da Omnitel), gara che si perdono quattro anni ad organizzare, impose alla Sip di fermare la diffusione del proprio servizio numerico. Una decisione davvero originale, come se l’Italia fosse un paese isolato, non inserito in un mercato internazionale, come se esistesse la semplice difesa della concorrenza interna, e non vi fosse quella esterna. Insomma, una decisione simile a quella del marito che si ridusse autonomamente come Bobbit, pur di far dispetto alla gentile (o forse no) consorte. La Sip, quindi, ha ben ragione di dire che il ritardo non rientra fra le proprie responsabilità, anche se a me rimane la convinzione che quella violenza l’abbia subita con soddisfazione.

Insomma, fatto è che il Gsm stenta a decollare. Il via libera alla Tim viene dato al momento in cui si assegna la seconda licenza. E già da allora qualche sfegatato ottimista disse : in Italia c’è la concorrenza.

Ma dove? La Omnitel non aveva uno straccio di rete, faticava a farsela e non commercializzava niente. Non si può proprio dire che questi siano i presupposti della concorrenza.

Il cannibale

Mentre la Tim progrediva nella magliatura della rete, e la Ominitel cercava di buttarne giù una, accadeva che la stessa Tim continuava a diffondere a piene mani i telefonini Tacs. Da qui la mia convinzione che i due concorrenti hanno dovuto e devono vedersela prima che fra di loro, con i telefonini Tacs. Che, poi, il Tacs sia in mano alla Tim, la quale sarebbe anche uno dei concorrenti sul Gsm, è un fatto che ci conforta sulla non eccessiva severità delle varie autorità che in Italia si occupano dell’antitrust.

Normalmente i manuali si occupano dei servizi nuovi che cannibalizzano i vecchi, magari di pochi anni, o, addirittura, di pochi mesi. In questa logica sarebbe dovuto essere il Gsm a cannibalizzare il Tacs. Qui, invece, si è verificato il caso che i pionieri sono sbarcati su un’isola dove è insediata una folta ed affamata tribù di cannibali, ed è il Tacs che si mangia lo sviluppo del Gsm.

Come accade questo? Semplice. Il Tacs ha una maggiore copertura nazionale, offre una gamma enormemente più vasta di terminali (telefonini) ed accessori, che costano anche di meno. Certo, con il Gsm si può andare in giro per l’Europa, mentre con il Tacs no. La cosa, però, non ha commosso le migliaia di persone che usano il telefonino senza per questo dovere scendere da aerei privati, montare su favolose macchine e frequentare schiantosissime bionde (o, se si preferisce, frequentare favolose macchine e …).

Tanto più che se sbarcate nella grande maggioranza degli aeroporti europei trovate subito una serie di botteghini che vi offrono un telefono cellulare, abilitato sul territorio, da noleggiare. A quel punto telefonate in ufficio (o ai parenti) e dite : “per un paio di giorni mi trovate allo 03…….”. Rapido ed economico.

E non è finita, perché il cannibale ha ancora un ostacolo regolamentare che gli impedisce la grande abbuffata. Qual’è? Presto detto, ma prima una premessa : generalmente, nel mondo, le autorità antitrust intervengono in materia tariffaria per evitare che si creino ingiustificati danni al consumatore, intervengono, cioè, per correggere al ribasso le tariffe esistenti. Da noi, invece, le autorità sono intervenute al fine di evitare che fossero abbassate le tariffe Tacs, che oggi, infatti, sono identiche a quelle Gsm. Il bello è che una tale dissennata decisione sarebbe stata presa per non indebolire il concorrente Omnitel, mentre invece, di fatto, contribuisce ad arricchire il concorrente Tim. Tutte le dissennatezze, però, hanno un termine, ed anche questa volgerà al tramonto. Quando avverrà i consumatori italiani avranno un altro buon motivo per scegliere il Tacs anziché il Gsm, e gli osservatori avranno un ulteriore elemento per giudicare l’esistenza o meno di un mercato concorrenziale in cui i protagonisti non si sfidano sulle tariffe.

Che questa sia, infine, una sfida decisiva lo dimostra il grafico numero 4, che visualizza il fatto che gli italiani non solo comprano il telefonino, non solo pagano l’abbonamento, ma, anche, massicciamente lo usano per telefonare. Ad un pubblico di questo tipo interesserebbe molto un mercato concorrenziale in cui fosse aperta una sfida sulle tariffe, ed invece si trovano ad avere a che fare con una presunta concorrenza, in cui gli operatori copiano le tariffe dai depliants dei concorrenti.

Alla fine, cosa offre in più, di veramente caratteristico, il Gsm rispetto al Tacs? Offre il fatto che le conversazioni numeriche Gsm sono difficilmente intercettabili, mentre quelle analogiche Tacs è come se si svolgessero in piazza. Ci coglie il sospetto, però, che il target sensibile a questa caratteristica sia tale da mettere in serio imbarazzo le società pubblicitarie che volessero puntare su di essa. O forse no, forse l’Italia è un paese in cui tutti sono tenuti a sentirsi in colpa ed a considerarsi criminali non ancora scoperti. Forse l’inintercettabilità ha un futuro, a patto che non sia quella fin qui sperimentata da molti clienti : telefonate non intercettabili perché non realizzabili.

Qualcuno penserà : vabbé, vorrà dire che in Italia i due concorrenti si accontenteranno di partire un po’ più tardi, nel frattempo si organizzano. Non è così che stanno le cose.

Arrivano gli altri

Prima di tutto, con il primo gennaio 1998, sarà completamente liberalizzato il traffico in voce, il che significa che potranno sorgere altre iniziative che andranno ad incidere sul mercato di chi chiede di comunicare da luoghi diversi. Poi si deve tenere presente che il mercato Gsm non è un mercato nazionale, ma un mercato europeo : ciascun operatore deve potere essere presente su tutto il territorio europeo, e, quindi, può conquistare clienti in ogni parte.

Ci si sente rispondere che, a causa delle tariffe, ciò è oggi possibile, ma non conveniente. Le tariffe, però, non sono tavole divine imposte una volta per tutte, e sono pronto a scommettere che non appena la situazione sarà matura esse verranno rivoluzionate. Il che significa che fra non molto, chi vorrà dotarsi di un telefonino Gsm, potrà scegliere fra due operatori italiani, ma anche fra molti altri operatori europei.

Infine viene il bello. Il Gsm non è l’ultima frontiera della comunicazione mobile, c’è anche il Pcn, che funziona sui 1.800 MHz. Dove questo sistema è operante, come in Gran Bretagna, ottiene lusinghieri successi, consentendo trasmissioni numeriche, quindi altamente affidabili, ovviando all’eccessiva concentrazione urbana, ed essendo venduto a tariffe considerevolmente più convenienti del Gsm.

Da tutto quello che si è fin qui detto deriva che la presunta concorrenza fra due operatori italiani di Gsm, quando sarà effettiva, si colloca fra un Tacs sempre molto forte ed un Pcn che si rivela assai penetrante. Nel mezzo deve fare i conti con gli altri concorrenti europei. Tutto questo dopo che sono state investite montagne di quattrini per apprestare la rete.

Tim ammorbidirà i costi del Gsm con i profitti del Tacs, e se le cose si mettessero davvero male (ma non avverrà) potrà sempre scaricare tutto sulle spalle di Telecom. Per Omnitel …. spalle cercansi.

Per rompere questa tenaglia Tim ed Omnitel si coalizzeranno (oltre che per il servizio Gsm) per evitare che in Italia ci siano operatori Pcn.

Già, perché nell’Italia in cui tutti parlano di liberismo, un po’ di protezionismo e di aiuto statale non lo si rifiuta mai. Sarebbe da ingrati.

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