Economia

Patto Gentiloni per le telecomunicazioni

Gentiloni parla di telecomunicazioni, dice tre cose interessanti e lo prendo in parola. La prima è decisiva: lo Stato non deve ricomprare la rete fissa Telecom. E’ quel che scriviamo da quando nelle stanze del governo si organizza il contrario. Fa piacere sentirlo dal ministro competente.

Non è una questione ideologica, di una contrapposizione di principio fra pubblico e privato, ma di una concretissima convenienza a non spendere (molti) soldi oggi per riprendersi, in condizioni peggiori, quel che che si vendette (male) a cura del governo Prodi (quello del 1997).

Gentiloni poi dice che, per accelerare la diffusione delle linee veloci, intende assegnare entro l’estate le licenze Wi-Max. Benissimo. Non spaventi il termine tecnico, perché si tratta di far viaggiare la banda larga, ovvero la possibilità di avere dalla rete prestazioni superiori, indispensabili per computers e contenuti che non siano la sola voce, facendola camminare non solo sui fili, ma anche per aria. Il che accorcia i tempi e diminuisce gli investimenti necessari. Cosa giustissima, ma, attenzione, che comporta una precisa regolazione sulla remunerazione della rete fissa, affinché i profitti non si spostino tutti sul nuovo sistema a discapito dell’infrastruttura comunque indispensabile per coprire le più lunghe distanze, il che porterebbe ad una diminuzione degli investimenti sulla rete fissa ed il suo progressivo disfacimento.

E questo ci porta alla terza cosa detta da Gentiloni: “è bene che il controllo della rete tlc resti all’Italia”. Cosa significa? Se si riferisce al capitale che la possiede sbaglia, perché è irrilevante. Se si riferisce alla regolamentazione ha ragione, ma è un auspicio che deve rivolgere a se stesso, ed ha anche un’occasione per dimostrare cosa intende fare: gli operatori mobili virtuali. Apra, abbatta le barriere a protezione dei profitti esagerati degli operatori esistenti, sarà il modo per dimostrare sia che il controllo della rete è funzione delle regole e non della proprietà, sia che la competizione può remunerare le infrastrutture e renderle migliori. Inoltre dimostrerà che i costi di ricarica, come le tariffe in generale, possono scendere anche senza decreti legge. Niente Rovati, sì al Wi-Max, apertura ai virtuali: un patto Gentiloni sotto cui metterei la firma.

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