Economia

Pensionate e morti viventi

Pensionate e morti viventi

Sulle pensioni delle donne si sviluppa un dibattito a cavallo fra la demenza e l’incoscienza. C’è gente che vaneggia, magari immaginando che l’argomento sia stato evocato da un Brunetta alla ricerca di pubblicità. Il mio amico Renato, invece, si sta specializzando in un mestiere che esiste solo nel Paese dei conservatori ideologizzati: dice cose ovvie e viene preso per pazzo rivoluzionario. Negli uffici pubblici c’è chi non lavora, afferma. E giù polemiche, cui s’aggiungono anche i sermoni, come se non lo sapessimo tutti, da decenni. Le donne non possono andare in pensione prima degli uomini, avverte. E s’apre la ridda delle scempiaggini, come se non fosse il dettato di una sentenza europea e come se non fosse del tutto ovvio che è da svampiti mandare prima in pensione chi dimostra di vivere più a lungo.
Ma queste son quisquiglie, perché è l’intero sistema pensionistico che deve essere rivisto, così come la spesa sociale. Due legislature fa il centro destra fece una riforma piccola e debole, inserendo lo “scalone” che avrebbe ritardato il troppo precoce ritiro dal lavoro. Siamo, in Europa, fra quelli che lavorano meno ore, per meno anni ed in meno numerosi, poi non domandatevi perché cresciamo meno. In compenso pretendiamo che i pochi lavoratori mantengano un crescente esercito di pensionati. Non appena Prodi giunse al potere, con il caravanserraglio di rifondaroli e straparlatori, cancellò la riformina. Tanto i soldi non ce li metteva lui. Il centro destra torna al governo e dice subito: non riformeremo le pensioni. Bravi, così perpetuiamo l’ingiustizia. Quello delle donne è un dettaglio, ma rivelatore: ci comportiamo come se stessimo parlando di mondine, mentre la feminilizzazione galoppa nella scuola e nella magistratura, e ne discutiamo con riferimento alla maternità, che non sopraggiunge a sessanta anni, ma abbisognerebbe di asili assai prima. Inoltre, anticipando la pensione delle donne moltiplichiamo i costi, pagando per più anni, ma diamo meno soldi a ciascuna, perché tronchiamo le carriere.
Una politica viva approfitterebbe della condanna per cambiare il sistema. La politica dei morti, invece, difende ogni interesse corporativo ed ogni rendita. Quando i giovani s’accorgeranno che a pagare saranno loro, i morti viventi s’avvieranno ad indegna sepoltura.

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