Economia

Que sera, sera

Que sera, sera

A fine mese si terrà l’assemblea della Banca d’Italia, con le consuete considerazioni finali del governatore. Spero si possa giungervi e commentarle senza straziarci nell’inutile bisticcio fra ottimisti e pessimisti, entrambe supponendo d’essere gli unici realisti. I dati della recessione sono evidenti, superando anche le nostre previsioni che, quando le scrivemmo, sembravano esagerate. Il compito del governo, del resto, non è il leopardiano “consolar dell’esser nato”, annunciando ripetutamente che da qui in poi andrà meglio. Anche perché il cambio di passo, l’esplodere dei debiti pubblici altrui, il crescere dei tassi pagati per alimentarli o, di contro, la scarsa disponibilità dei mercati ad acquistarne i titoli, potrebbe essere assai doloroso. Nel primo caso salirà l’inflazione, nel secondo le tasse.
La politica, come anche gli economisti ragionanti, si concentri su quel che è necessario fare, partendo dalla realtà data. Nel corso di quest’anno la pressione fiscale potrebbe aumentare, giungendo al 43,5% del prodotto interno. Ciò non perché aumenteranno le tasse, ma perché diminuirà la ricchezza ed il fisco lo registrerà in ritardo. Contemporaneamente la spesa pubblica crescerà, passando da poco meno della metà a poco più del 52% del prodotto interno. Lo Stato, quindi, prenderà proporzionalmente più soldi dalle tasche dei cittadini e occuperà per più della metà il mercato. Siamo un Paese socialista. In queste condizioni prenderemo in ritardo, e male, il treno della ripresa, perché i nostri produttori sono svantaggiati rispetto ai concorrenti.
La nostra spesa pubblica non alimenta la competitività, ma la ripetitività del sempre uguale. Di un sistema, quindi, che da venti anni ci fa perdere quote di mercato. Avremmo bisogno di ristrutturare l’impalcatura istituzionale, per evitare che sia un freno allo sviluppo (piano casa docet), di rivoluzionare la scuola e far rinascere la giustizia, di ribaltare la spesa sanitaria ed aggredire quella pensionistica. Tutto questo non per sadismo sociale, ma per riuscire a fare i conti con il futuro senza vivere nell’incubo di non avere chiuso quelli con il passato. Invece siamo qui, come tante bionde Doris Day cantanti: “Que sera, sera – Whatever will be, will be”. Chi vedendo in rosa, chi in nero, ma tutti ad occhi chiusi.

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