Una storia è finita. La cosa non ha a che vedere con i giochi degli gnomi della finanza, ma con la storia d’Italia e con il suo presente in divenire. O in ritornare. Capire se si tratta di scalare o calare è importante. Perché nella vicenda di Mediobanca c’è un pezzo di codice genetico che si rianima, stroncando la creatura che aveva fatto nascere. Il punto non è lo scontro fra Nagel, Caltagirone o Milleri, raccontato come fosse l’opera dei pupi. Il punto è un tavolo da gioco in cui il mazziere sia il mercato e il capitale privato o la politica e il capitale pubblico. Una storia è finita, ma la storia continua e riguarda tutti.
Mediobanca fu fondata nel 1946, quando comincia la ricostruzione italiana e s’imposta la crescita della ricchezza. I soci erano tre: Banca Commerciale (guidata dal vero padre dell’operazione, il monumentale Raffaele Mattioli); Credito Italiano e Banco di Roma. Questo è il pezzo di dna che s’è risvegliato, capovolgendo la missione. Già allora il Banco di Roma non voleva entrare, ma fu la Banca d’Italia a spingerlo, perché non tutto fosse in mano a Mattioli. Già allora fu una scelta politica. Ma la missione era rocambolesca: un istituto sorto dal capitale pubblico (le tre banche di interesse nazionale, le tre Bin, erano a capitale pubblico dal 1934) sarebbe servito a difendere il capitalismo italiano da due nemici insidiosi: a. i politici, forti del capitale pubblico; b. i capitalisti stessi, che avevano poco capitale anche perché tendevano a portarselo via. Il missionario era Enrico Cuccia, cui fu affidata la guida. Il meglio dell’antifascismo e della cultura di mercato presente in Italia.
Dal 1946 di anni ne sono passati molti e in troppi hanno la memoria selettiva, ricordando una cosa e dimenticando le altre. Cuccia era geniale, ma non un damerino. Il gioco del potere richiede giocatori determinati e non d’azzardo. Ovvio che fra i mille scontri si siano lasciate molte vittime sul campo. Giusto per simbolica memoria: gli Agnelli protetti e commissariati da Romiti o i Ferruzzi (Gardini) colpiti perché pagassero la disubbidienza. Ma la missione fu compiuta. Il debito dell’Italia verso Mediobanca e Cuccia è enorme.
Il mondo di Cuccia, però, è morto prima di Cuccia stesso. La sua eredità fu presto consumata (si ricordi la cacciata di Maranghi, suo erede), ma l’edificio che aveva costruito era resistente e uno dei pilastri era il controllo delle assicurazioni Generali. Ora Mediobanca è sotto scalata, promossa dal Monte dei Paschi di Siena, e quel che Nagel ha provato a fare è stato far perdere alla Mediobanca che amministra quel controllo, in modo da non consegnarlo agli scalatori. Ha perso.
Chi ha vinto? È qui che comincia Jurassic Park. Nei molti anni, naturalmente, i soci di Mediobanca sono cambiati, la società è quotata e le azioni si comprano in Borsa. Fra i suoi soci ci sono gli stessi (Caltagirone e Milleri) che hanno comprato (dal governo, che neanche fece la normale asta) azioni di Mps: quindi erano all’assemblea degli scalati essendo anche in quella degli scalatori. Mps, del resto, è una banca che era fallita, che è stata salvata con i soldi del contribuente e in cui lo Stato ha ancora l’11%. Così si torna al principio, ma in modo capovolto: capitali sorretti dal pubblico prendono il controllo di quel che il pubblico aveva creato per evitare quel che sta succedendo.
Lo ripeto: è cambiato il mondo. I giganti del digitale vanno a inginocchiarsi da Trump; Musk campa di spesa pubblica e agevolazioni; il mercato mercanteggia con i governi. L’impressione, però, è che non sia cambiato il problema italiano: mercato e Borsa in mano al pubblico o a chi alla politica s’appoggia non portano bene e ricchezza. E se era comica l’idea di destra che tutto fosse in mano alla sinistra lo è anche quella di credere che ora prende tutto la destra: si ricrea una classe di nominati destinati a divenire più potenti dei nominanti.
Poi c’è la suggestione delle date: la scalata di Mps su Mediobanca si conclude l’8 settembre. A uno come Mattioli non sarebbe passato per la testa.
Davide Giacalone, La Ragione 23 agosto 2025
