Economia

Spacciatori di Stato

Jens Weidmann, presidente della Buba, la Bundesbank, la banca centrale tedesca, attacca a testa bassa il presidente della Banca centrale europea e ogni ipotesi d’intervento per stringere la forbice degli spread. Ciò pone tre problemi: a. istituzionale; b. economico; e c. politico. Tre problemi che distinguiamo per comodità di ragionamento, ma che, alla fine, confluiscono in un unico, grande problema: il futuro dell’Unione europea e dell’euro.

La prima questione è istituzionale: la Bce è autonoma (come si conviene alle banche centrali, nel senso che hanno autonomia e indipendenza nei mercati e non dipendono direttamente dalle autorità di governo) e al suo vertice siedono i banchieri centrali dei Paesi aderenti all’euro, i cui governi proclamano di volersi dare da fare per restringere il bersaglio oggi offerto alla speculazione contro i debiti sovrani, anche mediante la costituzione di fondi da adoperarsi per difendere chi è al centro del mirino. Il quesito è: l’autonomia dei banchieri centrali, e il sommarsi delle autonomie nella Bce, può spingersi fino al punto di praticare una politica opposta a quella voluta dai governi? E, comunque, in caso di divergenza chi prevale, i banchieri o i governi? La prima domanda ci porta al terzo problema, e ci arrivo subito. La seconda resta sospesa, perché si è costruita l’Unione europea, ovvero l’unità del mondo che ha dato vita alla democrazia moderna, dotandolo di scarsissima dote democratica. Una debolezza pericolosa.

La seconda questione è economica: dice Weidmann che i finanziamenti della Bce in aiuto dei Paesi in difficoltà agiscono come una droga, nel senso che abbattono la capacità di reazione e creano assuefazione. In pratica ha detto che Mario Draghi, secondo il quale si deve fare di tutto pur di salvare l’euro nell’attuale composizione, è non solo uno spacciatore, ma particolarmente spregiudicato. Ha anche aggiunto che l’unico modo per ridurre gli spread è onorare gli impegni presi e osservare la disciplina di bilancio. Nella sostanza sono affermazioni condivisibili, se depurate dalla contingenza e dalla critica feroce alla Bce. Il fatto è che liberarsi dalla contingenza sarebbe bello, ma impossibile.

E’ morto Neil Armstrong, l’umo il cui piede si posò per primo sulla Luna. Purtroppo era disabitata. La cosa è pertinente perché se tutti i Paesi della Terra dovessero caratterizzare la loro economia come quella tedesca occorrerebbe trovare altri pianeti disposti a importare i nostri prodotti, oppure trovare una nuova teoria della contabilità, capace di spiegare come si possa essere tutti con la bilancia commerciale in avanzo. Ma restiamo nel campo delle droghe, così autorevolmente evocate: ci sono quelle che assuefano illudendo con il benessere, ma anche quelle che si somministrano per uccidere lentamente (prego rivedere “Notorius”). Ebbene: è vero che finanziare gli indebitati senza far pagare il giusto prezzo della loro dissolutezza conduce alla perdizione, ma è anche vero che oggi la Germania finanzia i propri debiti (crescenti più di quelli italiani, che hanno la colpa di essere troppo alti) ad un prezzo troppo basso e tendente allo zero, cosa che può accadere proprio perché i titoli del suo debito pubblico hanno l’indebito vantaggio d’essere considerati più sicuri non (solo) a causa della maggiore solidità del Paese, ma (anche) perché non presi di mira dalla speculazine. In altre parole: non intervenendo a sanare questa situazione la Germania contribuisce a immettere droga nelle vene di altri Paesi. Ed è veleno.

Insomma: noi abbiamo le nostre colpe, ma loro ne stanno approfittando. Con l’aggravante di volere legare le mani all’unica autorità europea che non intende regalare niente a nessuno, ma può evitare che vantaggi e svantaggi indebiti portino all’unico esito prevedibile: la fine dell’euro, e con quella la fine dell’Ue.

E veniamo alla terza questione, politica: posto che la posizione del governo tedesco è ufficialmente diversa da quella di Weidmann, si deve credere che il capo della Buba stia facendo le scarpe alla signora Merkel, o che i due stiano camminando assieme, fingendo di andare in direzioni diverse? Formulata in modo diverso: è una divergenza reale, o non potendo tenere il punto più di tanto, il governo tedesco usa la propria banca centrale per sabotare le scelte che non condivide?

Se il governatore della Banca d’Italia giungesse ad una tale proclamazione di dissenso dal governo italiano, su questioni di tale rilievo, è certo che trenta secondi dopo si chiederebbe la sua testa. Non per negarne l’autonomia, ma per sradicarne la tentazione di soppiantare il governo. Non tocca a noi chiedere le dimissioni di Weidmann, ma ai politici e ai commentatori tedeschi. Una cosa deve essere chiara: se fosse fondato (il cielo non voglia) il sospetto di gioco delle parti, allora i tedeschi sarebbero sulla via d’assumersi una gravissima responsabilità storica. Gli altri europei sarebbero non solo autorizzati, ma tenuti a fare il necessario per fermarli.

Il tutto senza mai cedere all’alibi che sia tutta colpa loro, perché il nostro debito, la nostra spesa pubblica dissennata e la nostra bassa produttività solo tutte e solo colpe nostre.

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