Economia

Tav all’italiana

Seguitela, la faccenda della Tav, non distraetevi, perché lì dentro c’è il riassunto dei mali italiani, la chiave per capire come mai il Paese è inchiodato, fermo, addormentato. La linea per il treno ad alta velocità si deve fare, il commissario europeo De Palacio reclama un via libera in temi brevi, altrimenti perderemo soldi, occupazione e ferrovia, ma i lavori non cominciano e non cominceranno.

La Tav è un interesse strategico europeo ed italiano, tutto si può pensare, tranne che si possa fermarne la realizzazione a causa di qualche opposizione locale. Invece si è partiti con il piede sbagliato e con una sinistra antagonista che è andata a soffiare sulla ribellione. Sindaco di Torino e presidente della regione, che sono di sinistra, contavano meno. Chiedere l’intervento della forza pubblica sembra evocare Bava Beccaris (mentre gira la foto di un “martire” cui sanguina il naso). Naturalmente i cittadini hanno il diritto ad essere sicuri che i lavori non comportino un rischio per la salute (mentre non hanno diritto di dire che devono essere fatti lontano dal loro giardino), ed in tal senso si sono chieste opinioni di esperti. Ma il loro studio non era ancora stato depositato che già era un rincorrersi di voci su falsi, sottovalutazioni, quando non imbrogli belli e buoni. Alla fine si diffonderà la leggenda che in Val di Susa non si possa dare una picconata per terra senza essere avvelenati dall’amianto o irradiati dall’uranio.

In ogni caso, prima di far partire i lavori, non è sufficiente che il governo nazionale e quello regionale abbiano dato il via libera, perché hanno voce in capitolo tutti gli amministratori dei più piccoli comuni. Per loro si dovrà produrre materiale cartaceo da consultare ed adempiere a procedure per acquisirne l’opinione, che sarà preceduta dalla convocazione dei consigli e la votazione di delibere. Si dovranno fare i conti con rilievi, obiezioni e richieste. Ci metteremo mesi, anni, per fare cose che non hanno la minima utilità, intanto la politica giocherà a rimpiattino per non contrariare nessuno.

Mentre l’Italia delle procedure perde tempo e moltiplica inutilmente i costi, nessuno si occuperà di riflettere su quali opportunità si legano al passaggio dell’alta velocità, nessuno lavorerà ad infrastrutture di raccordo, anche perché non avendo certezza alcuna sui tempi è difficile calcolarne i costi. La variabile più oscura, insomma, sarà la burocrazia ed il processo decisionale. La vittima sarà la logistica e la capacità delle imprese italiane di far quei lavori, in Italia ed all’estero. Le autostrade le abbiamo già vendute, diamo via gli aerei, e non ci resta altro che fare un bel convegno sulle reti di comunicazione. Così qualcuno compra anche Telecom.

Condividi questo articolo