Economia

Telemontecarlo e la legge che c’è, ma non si vede

La proprietà di Telemontecarlo avrà pure alcuni difetti, ma ha il pregio di farsi sentire. Così, da qualche tempo, siamo tutti informati del fatto che i proprietari ed i dirigenti di quella televisione strepitano per vedere riconosciuti quelli che essi ritengono essere i loro diritti, a cominciare da quello di avere, dallo Stato, le frequenze necessarie per essere visti in tutto il territorio nazionale.

In questo senso molti nostri lettori ricorderanno il melodramma della partita Italia-Inghilterra, il presunto lutto nazionale perché non tutti avrebbero potuto seguirla in diretta, l’autorevole intervento del governo (evidentemente non occupato in altre faccende), grazie al quale la Rai ha potuto ritrasmetterla in differita.

Affascinati da tale spettacolo, colpiti dalle molte accuse che Vittorio Cecchi Gori ha rivolto in tutte le direzioni, ci siamo domandati : ma TMC è in regola con la legge? subisce davvero i denunciati, insopportabili soprusi? Le risposte che abbiamo trovato non sono confortanti.

Naturalmente noi non ci occupiamo dell’eventuale conflitto d’interessi, nel quale potrebbe essere coinvolta la proprietà, così bene rappresentata da un senatore dell’Ulivo. Noi badiamo alla sostanza delle cose, e non ci piace scimmiottare le altrui trovate.

E, nella sostanza, come ci ricordava Il Messaggero, il garante dell’editoria e della radiodiffusione, prof. Casavola, avrebbe richiesto al Ministero delle Poste di potere disporre di elementi di conoscenza. Tale richiesta, informava il quotidiano romano, nascerebbe a seguito di un esposto presentato dalla Federazione Radio Televisioni. Il prof. Casavola, però, sa benissimo che la legge gli assegna il diritto, ed il dovere, di procedere non in base ad esposti, ma in base alla sua stessa attività di osservazione. Ci domandiamo, come può essergli sfuggito, fin qui, quel che qui di seguito raccontiamo?

Cominciamo con il mettere un po’ d’ordine. L’autorizzazione alla società TVI, società che, in Italia, ripeteva e ripete i programmi di Telemontecarlo, fu data nel febbraio del 1988. Con essa, in via provvisoria, furono anche assegnate le frequenze sulle quali trasmettere. Quell’atto fu duramente avversato dallo schieramento politico nel quale oggi Cecchi Gori si trova a militare, e Valter Veltroni tuonò contro quello che a lui sembrava un ingiustificato privilegio.

In un certo senso lo fu, dato che in questo paese è spesso un privilegio che le leggi siano applicate in modo regolare. TVI aveva diritto a quella autorizzazione, sulla base delle leggi vigenti. Fino al 1988 quel diritto non le era stato riconosciuto, con il risultato di essere sotto il tiro di non pochi tribunali. Chissà se Veltroni si ricorda di queste cose, mentre Cecchi Gori, forse, non le ha mai sapute.

Le frequenze allora assegnate costituiscono una parte della rete odierna di TMC, essendo state integrate con altre frequenze. Per queste ultime, però, non risulta sia stata chiesta specifica autorizzazione. E, del resto, non era neanche necessaria, dato che, su tale tema, vale la equiparazione ai concessionari privati italiani, contenuta nell’articolo 38 della legge 223, del 1990.

Non si deve dimenticare, però, che TMC opera in un regime regolato dall’articolo 38 della legge 103, del 1975. E’ in virtù di quell’articolo che ottenne l’autorizzazione, ed è in virtù di quell’autorizzazione che, poi, fu equiparata ai privati nazionali.

L’autorizzazione, pertanto, si riferisce ad impianti “destinati esclusivamente alla ricezione ed alla contemporanea ed integrale diffusione via etere nel territorio nazionale dei normali programmi sonori e televisivi irradiati dagli organismi esercenti i servizi pubblici di radiodiffusione nei rispettivi Paesi, nonché, dagli altri organismi regolarmente autorizzati in base alle leggi vigenti nei rispettivi Paesi, che non risultino costituiti allo scopo di diffondere i programmi nel territorio italiano …”. Si noti che la contemporanea ed integrale diffusione dei programmi esteri sono condizioni essenziali per il rilascio ed il mantenimento dell’autorizzazione, così come il fatto che gli organismi emittenti non risultino costituiti allo scopo di diffondere i programmi nel territorio italiano . Non lo si dimentichi.

Ebbene, saltando a pie’ pari tutte le altre possibili obiezioni sulla presunta natura estera di TMC (Rispoli straniero, con tutto il suo tappeto volante? Ed è vero che presto arriverà Agnes, un altro straniero doc?), una cosa è comunque evidente : dopo che Cecchi Gori ha acquistato sia TVI (società posseduta, al 90% da una società olandese, ed al 10% dalla Rai; mentre TMC, sempre posseduta dalla società olandese, ha l’autorizzazione ad organizzare il palinsesto della televisione monegasca), sia Videomusic, ha deciso di cambiare il marchio delle emittenti, e se la prima continua a chiamarsi TMC, la seconda ha preso a chiamarsi TMC2. La qual cosa è riscontrabile, oltre che sugli schermi televisivi, su tutti i quotidiani che, da mesi, pubblicizzano i programmi delle due emittenti. Due emittenti che rappresentano un solo polo. Due canali che veicolano prodotti di un solo imprenditore.

Il tutto sarebbe legittimo se, invece, non sembrasse violare quanto disposto dal ricordato articolo 38 della legge 103. In questo modo facendo venire meno i presupposti dell’autorizzazione e, quindi, anche quelli dell’equiparazione alle emittenti nazionali.

A questo fatto non si può rispondere affermando che TMC si trova nell’elenco dei concessionari nazionali, e non in quello dei ripetitori di programmi esteri. Ciò è avvenuto semplicemente perché non esiste il secondo elenco; e perché nel noto decreto si elencano le reti pianificate e, quindi, anche quella di TMC.

Non potrebbe, del resto, essere diversamente, dato che, altrimenti, TMC mancherebbe di ogni criterio necessario per trovarsi qualificata (e posta in graduatoria utile) come emittente nazionale.

La comparsa della sigla TMC2, infine, getta un qualche fondato sospetto sulla genuinità monegasca di TMC.

Quale mai Paese, grande o piccolo, accetterebbe silente la clonazione della propria concessionaria pubblica, operata da un imprenditore straniero, in uno stato confinante, ed a scopo di lucro?

Ma non basta, a lavorare contro la legittimità di TMC ci si sono messi … gli avvocati di TMC. Essi hanno recentemente affermato che l’emittente sarebbe stata gravemente danneggiata, sul piano economico, dalla mancata assegnazione di frequenze aggiuntive. Il danno economico deriverebbe dal fatto che più territorio si copre, cioè, da più gente si è visti, meglio si può vendere la pubblicità.

Sostenendo questo, essi sostengono che il mercato pubblicitario di riferimento, per l’emittente monegasca, è il mercato italiano, e su questo punta per il proprio mantenimento e sviluppo, subendo un danno laddove non è messa nelle condizioni di guadagnare quanto potrebbe.

Nel dire questo, gli avvocati, non si limitano a dare un dispiacere al Principe Ranieri, il quale non sarà certo felice di sapere che la totale copertura del territorio monegasco, da parte di una televisione monegasca, è ritenuta superflua ed irrisoria. Essi, crediamo, hanno anche messo le basi per dare un dispiacere al loro cliente, evidenziando il fatto che sta, forse, violando la seconda parte di quel benedetto articolo 38, quella in cui si dice che le emittenti estere non devo essere state create appositamente per diffondere sul territorio italiano.

Infatti, se gli avvocati giudicano irrilevante il territorio monegasco, essi, evidentemente, pensano che il loro cliente sia interessato solo a quello italiano. Con quel che ne deriva.

Le nostre fonti di informazione sono : la Gazzetta Ufficiale, i giornali, il televisore. Ci domandiamo quali di queste fonti manchi presso l’ufficio del garante.

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