Economia

TerraTerra

iale giacalone 30 gennaio 2024

Ecco l’ulteriore dimostrazione che ragionare per nazioni o per corporazioni porta a sragionare. All’Italia della pasta le cose vanno molto bene, siamo i più forti produttori al mondo: 3,7 milioni di tonnellate, il 22,3% del mercato globale. Seguono Turchia e Stati Uniti. Ne mangiamo tanta, ma restiamo i primi in quanto a esportazioni: 2,1 milioni di tonnellate, il 43% del mercato globale. Evviva. Per alimentare questa gigantesca produzione non basta il grano prodotto in Italia ed è conveniente importarlo, cosa che facciamo principalmente da Canada, Francia e Grecia. Se uno piglia la parola, agitandosi e reclamando che sia difeso l’interesse degli italiani la domanda è: quale? Quello di chi coltiva il grano, non vorrebbe concorrenza e spera di venderlo a un prezzo più alto o quello di chi produce pasta oppure quello di chi la mangia?

Ce l’hanno con l’importazione di prodotti agricoli a un prezzo più basso. Ma l’interesse del consumatore è quello. O vogliamo togliere i prodotti freschi a chi non può permetterseli? Se il culto del prodotto bio (favola) e dell’ovetto appena uscito dal cul di gallina ha una sciccheria piuttosto sinistra, non si vede come possa essere maschio e destro interesse italiano pretendere che i prezzi siano soltanto quelli non accessibili a tutti. E se il divario fra prezzo al produttore e prezzo al consumatore si fa troppo grande, il problema non è chiudere i mercati alla concorrenza, ma aprirli a quella nella distribuzione e commercializzazione. A quanti maledicono la globalizzazione sarà il caso di ricordare che l’Italia è il principale produttore ed esportatore anche di kiwi, che pare essere un frutto originario dell’Oceania. Che facciamo, sbaracchiamo pentiti? Meglio coltivare impettiti. E ricordate quelli del No-Ceta? A difesa di agricoltori e produttori, contro l’accordo con il Canada: ci abbiamo guadagnato alla grande. Ma loro, ora, cambiano trattore.

Il settore agricolo è il più generosamente e lungamente sussidiato dalle istituzioni europee, fin dai tempi della Cee. Allora perché gli agricoltori bruciano la bandiera dell’Unione europea? Intanto perché l’autore della combustione non è un agricoltore, ma un agit-prop del No, da ultimo distintosi nel No ai vaccini. Li riconosci subito, perché sono quelli del «Parlaci di …». Fin da Bibbiano non ne hanno azzeccata una che sia una. Al suo fianco c’era chi è già stato condannato per l’attacco squadrista al sindacato, in quel di Roma. Magari poteva prendere qualche informazione il ministro dell’Agricoltura, prima di dire che si sta dalla stessa parte. Ove fosse vero, sarebbe imbarazzante.

Ma Lollobrigida ha ragione, perché le proteste sono iniziate in Germania, avendo colà cancellato lo sconto sul gasolio, cosa che in Italia non è stata fatta. Però, anche in questo caso, di quale interesse si parla? C’è quello dei produttori, che pagano meno uno dei fattori produttivi, e c’è quello dei consumatori, che pagano una zucchina al prezzo chiesto loro al mercato, più quota parte del contributo per il gasolio, finanziato con i loro versamenti al fisco. L’interesse di un italiano è diverso da quello di un altro italiano, quelli di una corporazione sono diversi da quelli degli altri.

Perché mai l’Unione europea pensa di destinare una parte – circa il 30% – dei contributi all’agricoltura alla diminuzione delle sue emissioni di carbonio? Perché il settore agricolo è fondamentale, ha a che vedere con l’identità ma anche con la sicurezza alimentare di un Paese, epperò inquina: con gli allevamenti intensivi, con i pesticidi e con tanto altro. È sia il frutto che il seme della ricchezza, lo sappiamo. Ma si vive e coltiva meglio salvaguardando l’ambiente, con l’innovazione produttiva e tecnologica. Altrimenti gli altri coltivano gli Organismi geneticamente modificati e noi li importiamo per gli allevamenti, nel mentre spargiamo pesticidi. E questo non è l’interesse di agricoltori e allevatori.

Così, tanto per ragionare terra terra e non lasciarsi strattonare dal trattore.

Davide Giacalone, La Ragione 30 gennaio 2024

www.laragione.eu

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