Economia

Tronchetti Provera ha ragione

Marco Tronchetti Provera ha dichiarato che Telecom Italia intende rivalersi su quanti avessero procurato danni alla società, e, aggiungo, su quanti volessero specularci. Ha fatto bene, semmai poteva, forse doveva, dirlo prima.

Le due questioni che oggi sono all’onore della ribalta, gli affari in Serbia e quelli in Brasile, hanno, nella loro diversità, alcuni tratti in comune: a. in tutti e due i casi Telecom Italia ne riceve un danno, che in Brasile è doppio rispetto alla Serbia; b. tutti e due i casi sono stati aperti ben prima che l’attuale proprietà avesse quale che sia responsabilità gestionale; c. tutti e due i casi esistono, e sono rilevanti, del tutto a prescindere dalla sussistenza, o meno, di eventuali reati penali; d. tutti e due i casi esistono, e sono rilevanti, che vi siano state, o meno, responsabilità politiche.

Il mercato, gli azionisti, le Autorità di controllo (possibilmente in carica, non, come fa Luigi Spaventa, solo dopo il pensionamento) hanno il diritto ed il dovere di sapere se questi danni derivano dalla sprovvedutezza e dall’incapacità di chi allora dirigeva l’azienda, nel qual caso l’interiorizzare la perdita, ridimensionare, o azzerare i valori iscritti a bilancio, è l’unica cura possibile, difatti già adottata dall’odierna dirigenza; o se, al contrario, quei danni derivano da una condotta più deviata che sbadata, nel qual caso la giustizia deve fare il suo corso, e la società, oggi, ha il diritto ed il dovere di tutelare se stessa ed i suoi moltissimi azionisti.

Le cose stanno così, né più né meno. Un paese civile, che pretenda di avere un mercato funzionante, che aspiri ad attirare capitali (rispettabili) dall’estero, è escluso che accetti una chiusura silente e sabbiosa di faccende come queste.

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