Economia

Undici anni per niente

Undici anni per niente

Leggo che il tribunale di Roma ha condannato la Consob, colpevole di non aver vigilato, quindi di non avere fatto il proprio dovere, arrecando così un danno a quei risparmiatori che sono stati indotti ad investire male i propri risparmi.

Lo stesso tribunale ha fissato un ammontare, che la Consob dovrebbe versare ai danneggiati. Sulle prime penso che si tratti di un verdetto assai grave, perché coglie in fallo chi dovrebbe tutelarci.

Ma poi leggo bene, e dalla severità di passa alla comicità, sebbene drammatica.

La sentenza, difatti, si riferisce alla fallita società Sfa, nata nel 1987 e defunta nel 1993. Il che significa che la sentenza arriva dopo undici anni. Ma dopo undici anni non è mica finita, perché si tratta di una sentenza di primo grado e la Consob, che ha cambiato presidente diverse volte, ha già annunciato ricorso a difesa del proprio operato. Quindi ci rivediamo, con comodo, fra qualche anno.

Riassunto: chi deve controllare il delicato mondo della Borsa e del risparmio non solo non è stato in grado di evitare che delle evidenti truffe siano state perpetrate, ma è ragionevolmente accusabile (se colpevole lo vedremo, sempre con comodo) di esser venuto meno ai propri doveri; nel frattempo scoppiano casi clamorosi, tipo Cirio e Parmalat, e ad oggi non c’è una sola autorità di vigilanza che senta il dovere di dire, quanto meno, che si duole di non aver fatto meglio; i potenti di oggi, come i Cragnotti ed i Tanzi di ieri, inondano i giornali e le televisioni di pubblicità, con il che è impossibile trovare spazio per riflettere seriamente sulla buona salute del nostro sistema industriale e finanziario; la magistratura, quando viene chiamata in causa, impiega, per arrivare ad un verdetto definitivo, un tempo pari a quello che separa la marcia su Roma da piazzale Loreto.

Morale: questo resta un Paese inaffidabile, anche a causa dell’estrema relatività del diritto e della sua amministrazione. Quand’è che si capirà che la miseranda condizione delle autorità e della giustizia è un danno, un danno economico grave, per il Paese? Quand’è che si prenderà atto che la volatilità delle norme, la loro continua trasformazione, la loro impossibile o beffarda applicazione, sono altrettanti elementi che allontanano i capitali stranieri? Così come allontanano anche gli italiani, che s’investono altrove.

Auguro ai risparmiatori che hanno trascinato la Consob in giudizio, che si son visti dare ragione e che, adesso, iniziano il lungo viaggio verso la sentenza d’appello, capace, a sua volta, di dischiudere loro la strada verso il traguardo della Cassazione, di vivere quanto basta per sapere come va a finire. Una cosa è certa: loro hanno subito un danno privato, ma incalcolabilmente meno rilevante del danno pubblico che quest’andazzo provoca.

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