Giustizia

A rischio l’incolumità

Non si dica che la cronaca giudiziaria è solo noia e rabbia, vi sono anche passaggi d’irresistibile comicità. Giunge notizia di un avvocato difensore che, in quel di Torino, è stato condannato per aver usato parzialità nel compiere le indagini.

Il codice di procedura penale, infatti, consente anche alla difesa di far delle indagini. All’americana, come s’usa dire. Pochi avvocati se ne servono, che, oltre tutto, sono costose. Dopo la condanna torinese se ne serviranno ancora meno. La tesi contro di lui sostenuta, difatti, sostiene che, nel momento in cui fa le indagini, l’avvocato è un pubblico ufficiale, ed essendo tale non può omettere di portare nel processo tanto gli elementi a favore del suo cliente, quanto quelli che gli sono sfavorevoli. Tale ragionamento altro non è che la traslazione sull’avvocato dei medesimi doveri del pubblico ministero, che, difatti, secondo la legge, raccoglie gli elementi d’accusa, ma anche quelli che servono a difendere l’indagato.
Già, peccato, però, che questo film non è ancora stato proiettato nei tribunali italiani. Anzi, si ricorda di un magistrato del mitico e mai sufficientemente rimpianto pool di Milano che, una volta abbandonata la toga, ed a coronamento del sostanziale analfabetismo, fu incaricato d’insegnamento universitario. Ebbene, nel corso di una lezione il suddetto professore spiegò che solo gli scemi potevano credere che il pubblico ministero avrebbe mai raccolto prove a favore dell’indagato.
Noi ci trovammo, allora, combattuti. Già, perché, da una parte, non potevamo che convenire con il contenuto della lezione, il che ci parve inquietante; e, dall’altra, ricordavamo il contrario ad opera del medesimo pool, dove, in certi casi, si fece di tutto per scagionare gli indagati.
Adesso, dopo la sentenza torinese, si pone un problema: non è che, per analogia, si vorrà applicare tanta severità anche ai pubblici ministeri? Non è che li si vorrà esporre al pericolo di condanne? Non è che li si vorrà indagare a cura di loro colleghi, costringendo altri colleghi a giudicarli? Sarebbe una carneficina, un intollerabile attacco all’indipendenza della magistratura.

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