Giustizia

Condanne milanesi

Ammesso che ciò sia possibile, le conclusioni del processo Imi-Sir Lodo Mondadori meriterebbero una reazione più ponderata e, magari, politicamente utile.

Intanto si deve distinguere fra gli aspetti direttamente processuali e quelli pubblici, politici. Dal punto di vista civile la posizione degli imputati, di tutti gli imputati, da Previti a Verde (che è stato assolto), non è minimamente cambiata: cittadini coperti dalla presunzione d’innocenza erano ieri, e tali rimangono oggi. La loro presunta innocenza non è, al momento, in nulla intaccata.
Immagino faranno ricorso. Immagino utilizzeranno tutti i leciti strumenti per difendersi. E’ la storia di un processo, tutto qui. La difesa ha, nel corso del primo grado, più volte denunciato irregolarità procedurali, anche di grande rilevanza. Se tali irregolarità non ci fossero state, o se non verranno riconosciute (il che è la stessa cosa, perché la giustizia umana funziona così), la difesa dovrà concentrarsi sul merito. Se quelle irregolarità, invece, venissero accertate, non solo la Corte di Cassazione manderà al macero le risultanze processuali illegittimamente costituitesi, ma sarà evidente a tutti che le grida di persecuzione erano e sono tutt’altro che infondate.
Da qui in poi la questione è politica, e vale la pena esprimersi chiaramente. Non credo che la maggioranza di governo abbia mai varato (dalla Cirami alle rogatorie, per intenderci) alcunché di nocivo alla civiltà del diritto. Credo, al tempo stesso, che sarebbe un gravissimo errore continuare a concentrarsi su provvedimenti tampone, inevitabilmente riconducibili a questo o quel dibattimento. Il problema giustizia esiste, sia per i suoi aspetti d’inefficienza complessiva; sia per la sua natura persecutoria nei confronti di migliaia di anonimi cittadini che risultano innocenti; sia per l’indiscriminata scelta che le procure fanno di cosa, chi e quando perseguire.
Se il governo, e la sua maggioranza, hanno qualche cosa da dire a questo proposito, se hanno un’idea da spendere, facciano il loro dovere e la sottopongano al Parlamento. Ma se non hanno modo, volontà o convenienza a mettere mano ad una riforma vera, profonda e radicale della giustizia italiana, allora evitino lo spettacolo patetico di grandi tragedie per leggi inutili.

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