Giustizia

Corte incostituzionale

Se ti viene in mente di dire che la Costituzione deve essere modificata, anche nella sua prima parte, c’è il rischio ti bollino quale nemico della civiltà. Se, invece, calpesti liberamente il testo esistente e plaudi al fatto che la Corte Costituzionale lo violi, può capitarti, come al professor Alessandro Pace, che ti eleggano presidente dell’associazione costituzionalisti. Egli, da ultimo e non da solo, tenta di menarci per il naso e farci credere che tutti i giudici della Corte hanno l’inviolabile diritto di fare, a turno, il presidente, a meno che non siano iracondi, nel qual caso lo perdono. Non riesco a immaginare più oltraggiosa offesa alla Carta, oltre che all’intelligenza altrui.

Nel testo entrato in vigore il primo gennaio del 1948 era scritto (articolo 135) che la Corte elegge, nel suo seno, un presidente. Il dettato fu modificato nel 1967, prevedendo che il presidente “rimane in carica per un triennio”. E’ chiarissimo: si elegge chi presiede per tre anni, lo si può rieleggere una sola volta e, comunque, rimane invariata la data di scadenza del mandato. Qualsiasi persona sensata ci legge che chi viene eletto per una seconda volta non per questo allunga la propria permanenza. Pace, invece, forte del suo essere professore e già presidente della citata associazione, ci legge che i tre anni non esistono, è come se non fossero mai stati scritti, che la Corte ha una gestione assembleare e che il presidente lo fanno i più anziani, sicché non ci sarebbe neanche bisogno di eleggerlo, se non fosse che, talora, il più anziano è anche un po’ andato di testa, quindi meglio controllare. E queste cose le insegna. Orrore.

Posto che il criterio dell’anzianità non esiste nella Carta, posto che si tratta di una prassi deprecabile e scandalosa, posto che lo stesso Giovanni Maria Flick, quando per questo lo criticai, non poté non riconoscere la distanza fra il dettato e la realtà, di tutto questo si torna a parlare perché il presidente in carica, durato poche settimane, è in scadenza. Il suo potenziale successore, Paolo Maddalena, resterebbe alla presidenza fino al prossimo 30 luglio, per poi lasciare il posto ad Alfio Finocchiaro, che lascerebbe l’incarico il 5 dicembre. Il primo ad avere un tempo di permanenza non ridicolmente sincopato è Alfonso Quaranta, che almeno presiederebbe fino al 2013. Ma c’è un problema: è considerato amico della destra. Il che dischiude il meraviglioso mondo del doppiopesismo e della doppiezza morale.

Perché se dico che il Tale giudice è amico della sinistra vengo subito accusato di trivialità e ignoranza delle regole, quando non d’azionare la mitica “macchina del fango”, laddove, invece, del Tizio si può dire che è amico della destra e, già che ci si trova, tirare in ballo anche la vita del figlio, senza che questo provochi neanche l’espulsione dall’osannata associazione costituzionalisti? Risposta: perché l’unica morale cui certe scuole si rifanno non è la coerenza, ma la convenienza.

Perché si tenta di far fuori Quaranta, cui già la volta scorsa mancò un solo voto per evitare l’ennesimo sconcio delle presidenze sveltina, quando, sostenendo l’incostituzionale criterio dell’anzianità, se lo ritroveranno comunque presidente già prima di Natale? Risposta: perché della Carta e della Corte poco gliene cale, quel che conta è un paio di questioni con le quali si può esercitare influenza politica mediante le sentenze. Ma si deve farlo subito. Nobilissimo criterio, come si vede.

Propongo una soluzione: dato che tutta questa menata dell’anzianità non ha alcuna legittimità, se esiste una maggioranza di sinistra, nella Corte, non deve fare altro che eleggere presidente Franco Gallo, già ministro nel governo di Carlo Azelio Ciampi e da questi nominato giudice costituzionale. Si ottiene il risultato, senza ulteriori sfregi costituzionali. Ma se, invece, quella maggioranza non c’è, allora questa storia dell’anzianità, a favore della quale Pace prende la parola con tanto ardore e falsa dottrina, è un imbroglio. Una truffa pura e semplice, purtroppo avvalorata da una prassi meschina.

Non è offensivo considerare questo o quel giudice di destra o di sinistra, progressista o conservatore. Alcuni sono di nomina parlamentare, quindi è ovvio che vengano scelti per le idee. E’ ingiurioso considerarli non liberi e non indipendenti, privi, quindi, di cultura solida e schiena dritta. Quello che segue è un buon esempio. La settimana scorsa ha fatto scalpore la giusta sentenza costituzionale con la quale si abroga l’obbligo della detenzione in carcere per i sospetti d’omicidio (il che non significa non si possano carcerare, ma che la scelta tocca al giudice). La sentenza ha demolito un pezzo del decreto sicurezza, voluto da questo governo. Ebbene, a redigerla è stato un giudice, Giuseppe Frigo, che fu nominato da quella stessa maggioranza parlamentare. Ciò non gli ha impedito d’essere retto e libero. Sono sicuro che uno così, se gli si offrisse la presidenza per anzianità e per due settimane estive, la rifiuterebbe con sdegno.

Condividi questo articolo