Giustizia

Da Violante a De Magistris

Da Violante a De Magistris

La ragione di Violante è il suo torto. L’eclissi della critica la sua disonestà. Cerca ancora un ruolo per sé, convinto d’essere l’unico in grado di rimediare ai guasti provocati, invece è vivente testimonianza del vicolo cieco e reazionario in cui ha infilato la sinistra giustizialista. Oggi dice non che a De Magistris si dovrebbe proibire la candidatura, ma che l’etica civile e politica dovrebbe suggerire di non candidare magistrati troppo in vista. Come fu Violante, il quale crede di risolvere la questione dicendo: mi dimisi da magistrato ed accettai la candidatura tre anni dopo essere divenuto famoso (perseguitando un partigiano democratico ed innocente, Sogno, per la storia).
La scusa è ridicola, ma prima ancora irrilevante. Il guaio non è stato (solo) quello di avere portato in politica alcuni magistrati star, bensì quello di avere traslocato la politica nelle aule di tribunale ed avere trasformato il Parlamento in un tribunale illegittimo. E questa è opera di Violante. Il più bravo, la mente più acuta, nello sfasciare sia la politica che il diritto. Lo mosse una lucidissima premessa: era comunista, ed i comunisti potevano guadagnare voti, ma mai vincere le elezioni, così sostennero, cinicamente, prima l’illegittimità dei vincitori, poi, spietatamente, la loro criminalità. Per riuscirci, Violante utilizzò la debolezza della magistratura, che conosceva dall’interno, la sua connivenza con il potere governativo, le bassezze dei suoi uomini. Costruì una rete di missionari del bene, per ciò stesso pessimi magistrati. Usò sia le loro ambizioni che la loro ottusità ideologica. Diede agli altri protezione corporativa. Estese le maglie fino a settori dei servizi e della polizia, a loro volta bisognosi di protezione giudiziaria. Eccellente creatore d’inquisizioni, creò la teoria del doppio Stato e del terzo livello, per far valere la quale dovette far fuori il più solido sostenitore del contrario: Giovanni Falcone. A quel punto era pronto, ed il risultato s’è visto.
Certo, come il gattopardiano principe di Salina, si sente un leone, mentre De Magistris deve sembrargli un sorcio. Capisco, ci mancherebbe. Ma il suo senile e tramontante tentativo di coprir le tracce, finisce con lo sminuire la grandezza del disegno perseguito. Costato all’Italia anni d’inciviltà.

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