Giustizia

Dilettanti dell’antimafia

C’erano i professionisti dell’antimafia, cui si rivolse la polemica di Leonardo Sciascia. Ora siamo ai dilettanti, allo sbaraglio. Lo scrittore sollevò non un problema personale, né avversò la lotta alla mafia, ma puntò il dito nella direzione delle regole, che devono essere rispettate. Solo così lo Stato è forte. Da quelle regole, purtroppo, ci allontaniamo sempre di più.

Affidarsi ai “pentiti”, lo abbiamo scritto tante volte, significa prestarsi al gioco dei criminali, o usarli in modo pericolosissimo. I mafiosi sono tutti dei disonorati, ma alcuni sono disonorati pronti a tutto pur di sfuggire alla punizione che meritano. Gaspare Spatuzza è stato portato in un’aula di giustizia da chi non aveva riscontrato alcune sue dichiarazioni, forse le ha anche sollecitate, offrendo al mondo una rappresentazione raccapricciante dell’Italia. Uno dei fratelli Graviano ha taciuto, ma l’altro non si è limitato a dire di non conoscere né Dell’Utri né Berlusconi, ha spiegato perché è semplicemente illogico e irreale supporre che avesse trattato alcunché. Anche noi avevamo evidenziato la stessa cosa, ragionando. Ma dopo averlo sentito ci chiediamo: perché la procura si è esposta ad una simile figura?

Il guasto è profondo, e non riguarda un singolo processo, ma l’intera attività investigativa. Che si volle centralizzata, mentre appare disarticolata e avventurosa, quando non dilettantescamente indirizzata. Pagina pessima, che danneggia le istituzioni in modo profondo. Si rimedi, con urgenza.

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