Giustizia

Fra Dike e Fara

Attaccammo l’Eurispes un anno fa. A giugno dell’anno scorso, difatti, con gran spreco di soldi e fanfare, giunse in edicola il primo numero di Dike, il “Bimestrale dell’Eurispes sulla giustizia e la società”. Il partito dei magistrati, Gian Carlo Caselli in testa, c’era tutto, e la rivista ne risentiva esteticamente non meno che nei contenuti.

Gian Maria Fara, il presidente dell’Eurispes, la prendeva alla lontana, si dava le arie di chi trova fonti nuove, va indietro nel tempo e trova le radici del male. Nel suo scritto, però, manca del tutto il coraggio dell’analisi e si ripetono luoghi comuni pericolosi, proprio perché banalmente ripetuti da tutti quelli che non hanno idee chiare, o che preferiscono evitar di dire cos’è stato il deviazionismo giustizialista in Italia. Queste cose le scrivemmo allora. Oggi Fara è stato arrestato.

Non conosco il caso Eurispes e, come accade in generale per i casi giudiziari, tendo a credere che l’accertamento della realtà spetti ai Tribunali, e non alla mia fantasia. Non farò carriera nel giornalismo. Questo non m’impedisce di notare che l’arresto di Fara è un atto inutile, del tutto in linea con la pessima tradizione manipulitista, chiesto da un pm che non rifugge gesti spettacolari e che, guarda un po’ il caso, segue un paio d’inchieste che lo collocano sotto i riflettori (l’altra è quella riguardante Corbelli e Telemarket). Ecco, questo mi basta ed avanza per sentire odor di bruciato.

Il fatto che Fara abbia volenterosamente portato qualche fascina al rogo del diritto e dei diritti, potrà, forse, essere oggetto di sue riflessioni e rimeditazioni, per noi non cambia niente. Far le inchieste con gli arresti è del tutto al di fuori di quanto prescritto dalla legge. Se, come dice il pm, gli elementi per reggere l’accusa sono tanti e, a suo dire, schiaccianti, bene, che chieda il rinvio a giudizio e si faccia il processo. Più sono le prove, meno c’è motivo per la custodia cautelare. E fin quando i cittadini saranno trattati così la giustizia sarà solo malagiustizia.

Infine, per quanto abbia teso l’orecchio non ho sentito la voce di Gian Carlo Caselli, Rosario Priore, Mario Cicala, Livia Pomodoro, Armando Spataro e Pier Luigi Vigna, per dir solo alcune delle firme che l’Eurispes mise assieme. Suvvia, signori, un po’ di coraggio e dignità, vi era sembrata, l’Eurispes, la degna casa della giustizia? O firmate direzioni e comitati scientifici per chiunque ve lo chieda? Vi siete sbagliati, o vi manca la spina dorsale per dire che Fara, fino a prova (a prova) del contrario, è non solo un innocente, come afferma la Costituzione, ma anche quello che a voi sembrò una degnissima persona?

Non condivisi, in quel caso, il suo operato. Difendere la sua dignità, oggi, è per me un dovere. Mi sa che non farò carriera neanche in magistratura.

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