Giustizia

Ghitti voltagabbana

Italo Ghitti, come tutti i voltagabbana che tentano di celare il trasloco, conta sulla scarsa memoria dei singoli e di tutti. Con noi casca male, perché coltiviamo la memoria con la passione.

Italo Ghitti ci vuol far credere di aver tentato di porre un freno al delirio manettista del pool di Milano, e di essersene andato per aver scoperto che quei magistrati passavano notizie alla stampa. Balle. Ghitti si candidò al Consiglio Superiore della Magistratura affermando di essere il candidato di Tonino, e per Tonino deve intendersi il Di Pietro. Allora noi scrivemmo che questo bastava ed avanzava per dimostrare la colleganza politica ed il deviazionismo giudiziario di quell’accoppiata.

Scrivevamo anche che le notizie (che nella maggior parte dei casi si sono dimostrate diffamatorie) di cui disponeva la stampa venivano fornite direttamente dagli inquirenti, il che disonorava i giornalisti non meno dei magistrati. Ci rispondevano (quando ci rispondevano) che non era vero. Ora Ghitti ci dice il contrario, che era vero e che lui lo sapeva. Già, ma quello è un reato e lui era un pubblico ufficiale. Il che significa che quei signori tenevano la legge nella stessa considerazione in cui io tengo i tarocchi.

Diciamo che Ghitti crede di essere un gran fiutatore d’aria e che non esita a mettere le vele al vento. Un naufragio gli sarebbe salutare.

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