Giustizia

Giustizia dell’assurdo

La giustizia italiana vive un’altra pagina da teatro dell’assurdo. Anna Maria Franzoni, deve essere considerata, per la nostra Costituzione, ancora innocente, perché la sentenza di condanna non è definitiva. Occorrerà attendere ancora l’appello. Poi il giudizio della Cassazione. Tutto questo, però, non ha senso. Il piccolo Samuele è stato ammazzato il 30 gennaio 2002. Chi lo ha massacrato è pazzo. In quanto pazzo è pericoloso, perché quel che è successo una volta può ripetersi.

Ecco, proprio per questo un’indagine preliminare non può durare due anni e mezzo. Non si può arrivare al giudizio di primo grado solo il 19 luglio 2004. Non si può lasciare che il tempo trascorra, non solo correndo il rischio che il passato inghiotta il futuro e ne sfondi ancora il cranio, ma consentendo che un altro bimbo si trovi al posto di Samuele.

E che senso ha, da parte dell’accusa, chiedere ed ottenere trenta anni di condanna, ma non chiedere che la signora Franzoni sia arrestata? Cos’è, un giuoco, uno scherzo? Se quella donna è innocente, le si sta facendo vivere un insopportabile calvario, ma se è colpevole (come sostiene il primo giudice) non deve restare libera un minuto di più. E come fa la Franzoni, con il marito, a sostenere: ora diremo chi ha ucciso nostro figlio? Come ora, perché, se l’avessero assolta avrebbe taciuto?

Noi non siamo, non lo siamo mai, colpevolisti od innocentisti. Noi chiediamo sempre il rispetto delle regole. In questo caso anche del buon senso, fin qui assente da una vicenda drammatica, dove accusatori e difensori hanno giocato e giocano con stampa e tv. Come se fosse divertente.

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