Giustizia

Grazia a Sofri

Sono favorevole alla grazia per Adriano Sofri, sono contrario a falsificazioni ed ipocrisie. Sono favorevole alla grazia a Sofri, non vedo come non possa essere contemporaneamente data ad Ovidio Bompressi.

Ma chi dice che la grazia a Sofri sia uno degli strumenti per favorire la “pacificazione”, la chiusura di quelli che furono chiamati gli “anni di piombo”, credo non sappia quel che dice. Sofri non è un pentito, è un signore che si è sempre proclamato innocente. Non ha riconosciuto di avere commesso un reato, salvo inquadrarlo in anni in cui certi orrori erano considerati parte della lotta politica, no, Sofri ha sempre negato di avere commesso quel reato.

Sofri non è Mario Moretti, e non è Valerio Fioravanti. Non è né migliore né peggiore, così come io non mi sento migliore o peggiore di altri, è diverso. Il problema Sofri non nasce dal reato che nega di avere commesso, ma dal processo che ha subito. Se anche Sofri negasse di avere commesso quel delitto, di avere mandato altri ad ammazzare Calabresi, ma la sua colpevolezza fosse stata provata da un normale processo, be’, non vedo cosa altro si dovrebbe aspettare se non scontare la pena. Avrebbe diritto, lui come tutti quelli che lo meritano, alle agevolazioni previste dalla legge, ad un regime carcerario proporzionato alla sua pericolosità, ad applicazioni di semilibertà, a sconti per buona condotta, quello che si vuole, ma non avrebbe diritto a non scontare la pena.

Si ricordi che Sofri è stato condannato a ventidue anni di reclusione, con sentenza definitiva del 5 ottobre 2000. Sono passati solo due anni. Non è come Fioravanti, che il suo debito con la giustizia lo ha pagato, e nel mentre lo pagava aiutava tutti noi a comprendere cosa era successo, in quegli anni, nella mente di ragazzi di destra che si erano trovati ad essere degli assassini. Quindi ogni richiesta di clemenza è del tutto fuor di luogo se non per il fatto che Adriano Sofri, come Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani hanno subito sette processi in tredici gradi di giudizio nel corso di un ventennio. Una follia.

C’è chi dice che tredici gradi di giudizio sono la dimostrazione che la verità è stata cercata con il lanternino e con gran cura e che, quindi, quelle sentenze debbano essere ancor più rispettate. Dico, invece, che tredici gradi sono la dimostrazione che la verità è definitivamente uscita dal dibattimento, quale che essa fosse. Per questo quei condannati devono essere graziati, perché così graziamo anche noi stessi: cittadini di un paese in cui basta un Marino per darti dell’assassino.

La pacificazione, quindi, non c’entra niente, così come non c’entra nel bisogno di riaprire il processo sulla strage di Bologna e cancellare le condanne inflitte a chi non ha responsabilità. E, poi, la pacificazione è un termine orribile, ed orribilmente inutile: gli assassini per motivi politici, fascisti o comunisti che siano stati, sono degli sconfitti, per nostra fortuna. Dopo tanti anni è maturo il tempo per valutare l’utilità della permanenza in carcere di persone oramai lontane da quel che furono. Al tempo stesso, come dimostrano omicidi recenti, non è chiusa la piaga della follia politica, quindi non si può fare di tutta l’erba un fascio. Si proceda pragmaticamente, si vari un indulto: chi ha scontato gran parte della pena, quindi ha commesso i delitti molti anni fa, esca dal carcere, chi non ha scontato abbastanza ci resti. Come si vede, in questo Sofri non c’entra nulla, perché con questo criterio dovrebbe restare in cella ancora per lustri.

Condividi questo articolo