Giustizia

Grumi e intimidazioni

Grumi e intimidazioni

Il copione, oramai, può essere recitato a memoria, anche dal più distratto degli italiani: il presidente del Consiglio parla di “grumi eversivi”, presenti nella magistratura, la corporazione togata risponde sentendosi offesa e proclamando demolita la Costituzione, una folla di dichiaranti secondari corre ad aggiungere la

propria battuta, infine sarà il Quirinale a lanciare un pensoso ed affranto invito al rispetto reciproco. Se la caciara servisse a propiziare una profonda riforma, m’unirei volentieri, con vociante spontaneità. Ma, solitamente, al gran trambusto segue la falsa quiete, con riformicchie parziali, di cui si provvede poi a far fuori la parte migliore. L’odierna riproposizione, però, aiuta a chiarire un concetto: la politicizzazione della magistratura, favorita dalla legge, non è il male peggiore.
Contro le toghe schierate ha parlato Berlusconi, ma, contemporaneamente, Guido Bertolaso ha espresso un concetto più pesante, denunciando “atteggiamenti intimidatori” della procura napoletana, che si troverebbe a difendere più la camorra che la legge. Purtroppo c’è un precedente: mentre gli affari della camorra sono continuati, per anni, attorno al business dei rifiuti e dei terreni dove accatastarli, senza che la procura sentisse il bisogno d’interventi adeguati, capitò che non appena la spazzatura tornò a finire in discarica furono subito arrestati i funzionari della protezione civile. Ora, la scena si ripete: non ci si concentra sullo scandalo dell’inceneritore lungamente inutilizzato, con sprechi enormi di denaro, ma s’indaga sul fatto che avrebbe superato i limiti d’inquinamento, cioè sulla sua entrata in funzione.
Nulla esclude, naturalmente, che la procura abbia visto giusto, sia nel primo che nel secondo caso, ma, e qui casca l’asino giudiziario, le indagini stesse finiscono con l’essere intimidatorie, se condotte su persone per bene, mentre neanche l’incriminazione fa un baffo ai delinquenti. I tempi processuali si allungheranno nel decennio, divenendo un incubo per i primi ed una pacchia per i secondi. Direi, quindi, che le parole di Bertolaso possono essere estese e generalizzate: la malagiustizia è divenuta un’intimidazione costante, subita dagli onesti. Il che, forse, conta più del sindacalismo togato e del mostrarsi rossi per far carriera.

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