Giustizia

I compagni di Sergio D’Elia

Sul fatto che Sergio D’Elia sia stato fra i terroristi di Prima Linea, formazione d’assassini comunisti, non ci piove. Neanche sul fatto che sia stato condannato (ma non per fatti di sangue) e che abbia scontato la pena.

Eletto deputato la cosa non ha destato scalpore, né prima la candidatura, mentre autorevolmente ci si ribella all’idea che diventi segretario alla presidenza della Camera dei Deputati. Si mescolano, in questa faccenda, questioni diverse e tutte rivelatrici.

La legge è, o dovrebbe essere, uguale per tutti. Se D’Elia avesse subito un’interdizione perpetua oggi non potrebbe essere deputato, ma così non è, nulla impediva la sua elezione, i voti dei cittadini sono andati alla lista che lo candidava e la sua elezione è legittima. L’elezione in un ufficio interno alla Camera non cambia granché. Lo scandalo non è D’Elia, ma quelli che si ritrova intorno. C’è gente, a sinistra, che ha fatto carriera grazie al giustizialismo senza diritto, c’è una falange di deputati che ha gridato sulle piazze chiedendo che s’impedisse agli “inquisiti” di essere eletti, di candidarsi, di scrivere, di parlare e forse anche d’esistere (ottenendo, effettivamente, la morte di alcuni). Ora, quelle stesse persone, eleggono D’Elia, dal che discende che essi preferiscono i condannati agli inquisiti (che sono, come stabilisce la Costituzione, degli innocenti a tutti gli effetti). Non sembri una quisquiglia, non si sorrida se richiamo alla coerenza, giacché certi figuri non lo sospettano, ma la coerenza è la prima e meglio praticabile forma di morale politica.

D’Elia, durante e dopo la galera, ha fatto delle cose egregie, a cominciare dall’associazione “Nessuno tocchi Caino”. Credete che potrei scriverlo così serenamente se mi riferissi a qualche terrorista fascista? No, dovrei fare i conti con i miei stessi amici, i quali mi rimprovererebbero di aver dimenticato di quali mostruosità si macchiarono in passato, senza contare, poi, che un fascista è un fascista. Già, ma anche un comunista è un comunista, e se è con gioia che apprendiamo dei ripensamenti di taluni, è con fastidio, e talora disprezzo, che osserviamo quanti ce la mettono tutta per non fare i conti con il proprio passato.

L’onorevole D’Elia non s’impantani in lettere di precisazioni e spiegazioni, giacché si trova in Parlamento da eletto. Piuttosto si renda utile e chiarisca ai suoi compagni cos’è il diritto, aggiungendo che passi per la fede, ma nella vita civile non è meglio aver sbagliato ed essersi pentiti, e non è vero che chi più ha sbagliato meglio può dar lezione.

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