Giustizia

Il circo riparte

La storia si ripete, e non è detto che la seconda edizione sia necessariamente una farsa. Anzi, noi l’abbiamo detto scritto e ripetuto: i vizi che hanno inquinato l’inchiesta denominata “mani pulite” erano e sono destinati ad entrare nelle carni del sistema, riemergendo di continuo e travolgendo ogni possibile senso di giustizia.

Oggi, con in corso vicende come Cirio, Parmalat e Finmatica, voglio approfittare della totale estraneità ambientale per guardare con distacco quel che succede.
Certo, dà un qualche brivido vedere i ricchi alla sbarra, i navigatori del boom borsistico far naufragio, i controllori messi sotto pressione per l’inadeguatezza (a voler essere teneri) del loro lavoro. Capisco cosa deve aver provato chi, da esterno, assisté alla mattanza di un decennio fa (gli anni passano, ed anche il decennio comincia a non essere più tale). Quel che non capisco è come si faccia a non vedere verso quale dirupo si stia correndo. Ora come allora.
Allora si creò un vuoto politico, occupato prima dai reduci di un comunismo condannato dalla storia e dalla morale, poi da una formazione politica priva di passato e di sostanza programmatica. I guasti di quel vuoto ancora si pagano, anche se, ancora, c’è in giro gente che non riesce a distinguere le cause dagli effetti. Ebbene, oggi, se le inchieste prenderanno ulteriore quota, che tipo di vuoto si creerà?
Allora si poté colpire un intero mondo politico per la semplice ragione che il costume criminalizzato era un costume generalizzato (e non criminale, come poi si vide); oggi, i casi citati, sono isolati o sono la norma? Enrico Cuccia sostenne, davanti ai magistrati, di non aver mai visto un bilancio credibile, ma questo può essere un paradosso, od un’amara battuta. Però, chi conosce la storia sa che un capitalismo cresciuto senza capitali porta con sé un inestricabile intreccio con il mondo bancario, e da quell’intreccio non solo possono, ma sono certamente nate delle degenerazioni.
Si può pure coglierle ed affrontarle, cioè sanzionarle, una ad una, ma guai se chi fa politica perde la visione d’insieme. Se la perde, ed oggi sembra essersi persa, il vuoto di capitali nazionali sarà occupato da capitali stranieri. Non che sia una tragedia, non che sia una prospettiva da doversi per forza osteggiare, solo che sarebbe ottuso non governarla, non guidarla, non cercare di difendere al meglio gli interessi nazionali. E questa è materia politica. Vi risulta che qualcuno ne stia parlando? No, qui siamo tutti riversi a guardarci il pelo delle liste uniche, a cercarci il pidocchio della verifica. Ed il vuoto cresce.
Cresce anche perché il circo mediatico giudiziario che deliziò il volgo ha riaperto il magico tendone: ci sono i potenti in manette; le famiglie inseguite dal popolo truffato; i pm che sfilano lanciando nuove mode del vestire; il suicida che “non regge alla pressione”; i giornalisti velinari e lecchini che pubblicano i verbali; tutti lì, al centro della pista, i mangiafuoco ed i pagliacci, gli acrobati ed i fenomeni. Già, perché neanche di questo la politica è stata capace: dare un volto guardabile alla giustizia. Già, perché il vuoto produce il vuoto, anche se, magari, lì per lì, diverte.

Condividi questo articolo