Giustizia

Il disonore della malagiustizia

L’Italia dovrebbe vergognarsi per la propria malagiustizia, che non condanna i colpevoli, non fa scontare loro la pena e sottopone gli innocenti a decennali calvari. Invece se ne vergogna quando condanna un omicida. E’ quel che capita nel caso di Cesare Battisti, un assassino che si atteggiò a rivoluzionario

ma ammazzò un gioielliere nel corso di una rapina, freddandolo sotto gli occhi del figlio e lasciando invalido quest’ultimo. Prima lo hanno protetto i francesi, conviti che la giustizia italiana sia ideologica e troppo dura. Poi anche i cugini d’oltralpe dovettero riconoscere che un assassino è un assassino, e se anche sa scrivere romanzi gialli è bene che li scriva accomodandosi in galera. Quindi Battisti è scappato in Brasile, dove è stato arrestato. Ora si tratta di riaverlo in Italia.
Dovendone chiedere l’estradizione il ministro Mastella cerca di spiegare, ai brasiliani, che la condanna all’ergastolo, quindi al carcere a vita, non significa affatto che il condannato resterà per sempre tale e che, anzi, è sicuro che tornerà libero prima, dando fin da ora per scontate la buona condotta e la concessione dei benefici. Ma come si fa a pensare che sarà buona la condotta di un individuo che ce la sta mettendo tutta per sottrarsi alla giustizia?
Il nostro ministro della (mala)giustizia si giustifica avanzando un’obiezione seria: guardate che in Brasile l’ergastolo è stato abolito, quindi rischiamo di non riuscire ad estradare il condannato. E siamo, quindi, alla giustizia che si vergogna di quel che ha fatto, di come ha condannato. Ma Mastella converrà che se l’ergastolo è da considerarsi una pena comunque eccessiva va cancellata, non aggirata e ridicolizzata. Io stesso penso che l’ergastolo vada abolito, perché quel che più conta è la certezza della pena. Trenta anni sono tanti, e sono una pena proporzionata all’avere privato un essere umano della vita. Se invece di ammazzare una persona ne ammazzi due te ne fai sessanta, di anni, se ne storpi un’altra ancora te ne fai settanta, e così via. E’ del tutto legittimo far morire in carcere chi non si fece scrupolo di seminare la morte, e questo può avvenire anche se si abolisce l’ergastolo. Ma finché c’è, quella pena va rispettata ed applicata, e che il Paese di Beccaria debba vergognarsene innanzi ai brasiliani la dice lunga sulle bassezze cui ci dirigiamo.
Il ministro, dunque, adduce una motivazione fondata, spiega perché ha firmato quell’orrida lettera alle autorità del Paese dove l’italiano assassino è oggi detenuto, ma forse non si rende pienamente conto di quel che significa, di quanto questo misuri il fallimentare e disonorevole crollo della giustizia italiana.

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