Giustizia

Il dottor Di Pietro

Il dottor Di Pietro

Mettiamo che, al contrario di quel che sostiene il querelato Berlusconi, la laurea di Di Pietro sia totalmente regolare. Anzi, diamolo per certo, giacché serve a confermare lo scarso valore di quella carta corniciabile. Per laurearsi in giurisprudenza serviva una certa dimestichezza con il latino e sarebbe bene

richiederne anche con l’inglese, mentre il nostro ancora litiga con l’italiano, che tratta alla stregua di una lingua straniera. Segno che la laurea non testimonia cultura alcuna. C’è di più: attualmente è sotto processo una fanciulla che esercitava l’avvocatura senza essere laureata, e vinceva quasi tutte le cause, mentre il nostro è laureato, ma le cause le perde (le accuse da lui mosse sono, spesso, miseramente cadute, dopo avere arrecato il dovuto danno). Puniranno la prima ed hanno fatto ministro il secondo. A proposito di meritocrazia.
Lo misero in cattedra, ribadendo la superfluità universitaria. Il commissario Maigret (scritto da Gorge Simenon e riedito da Adelphi, lo so che lo sapete, ma metto questi ostacoli per essere certo che Di Pietro non legga oltre!) si lamentava del magistrato che gli impediva di far di testa sua. Da noi il questurino divenne magistrato, restando quel che fu. E, fin qui, è “solo” lo sfascio della malagiustizia. Ma perché a sinistra si tengono uno così? Certo non difende i magistrati, perché ha candidato quell’Orlando che di Falcone fece un bersaglio. Neanche incarna la politica della trasparenza, perché sono i suoi stessi adepti che, a turno, gli rimproverano di non sapere cos’è la democrazia e di amministrare il partito, soldi compresi, come cosa e casa propria. La sinistra, un tempo, era garantista, mentre gli argomenti del nostro laureato sono tipici della destra qualunquista. Allora, perché?
Temo che questo sgrammaticato furbacchione incarni la cattiva coscienza di una sinistra che ha servito interessi predoni e violato le regole della democrazia, consentendo che fossero tolti di mezzo avversari politici altrimenti imbattibili. E’ il complice non licenziabile, secondo cui tutti non potevano non sapere, tranne gli ex comunisti, che potevano non sapere dove fosse finito il miliardo in contanti entrato con Gardini dalla porta principale. Non si salva, la sinistra, senza fare i conti con il passato. Prossimo e remoto.

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