Giustizia

Imboscati

Imboscati

Un magistrato che è stata parlamentare ed è capo di gabinetto al Ministero della Giustizia – cui capita di essere anche indagata, sicché avrà maturato una visione complessiva del problema – parla di «plotoni d’esecuzione» e non esclude di scappare all’estero. Diverse sono le discipline che potrebbero utilizzarla come caso di studio, nel frattempo va fatto osservare al ministro della Giustizia che i collaboratori li sceglie lui e non è bastevole l’invito a presentare le scuse. Ora scusate me, ma in vista del referendum esco volutamente fuori tema e preferisco occuparmi di giustizia. Come se fosse una cosa seria.

Tre bambini e due genitori sono da settimane all’attenzione dell’opinione pubblica. Ne parlano in tanti imboscati, senza saperne niente o dicendo banalità per arrivare alle quali non è necessario un sofferto curriculum di studi. Ciascuno di noi sa soltanto quel che legge o ascolta, redatto e raccontato da chi non ne sa niente, salvo avere raccolto stralci di carte giudiziarie. A dominare lo spettacolo sono i contrapposti commenti, convergenti nella non conoscenza di quel che commentano. Per dirne una: sono migliaia i bambini che si trovano nelle case protette, molti di loro separati dai o da un genitore, e di queste materie s’occupano ogni giorno i Tribunali minorili, ma noi si parla di un solo caso. Gli altri non fanno spettacolo. Parliamo, allora, di quel che ci si sforza di ignorare e che ha anche a che vedere con il referendum.

Il giudice applica la legge, dopo avere interpretato il fatto e il modo in cui far valere la norma. Non esiste applicazione senza interpretazione. È essenziale che in quel lavoro il giudice sia libero e indipendente da ogni condizionamento. Non la corporazione, non i magistrati nel loro insieme, ma quel singolo giudice (come tutti i suoi colleghi) dev’essere libero di formulare il proprio convincimento senza preoccuparsi dei commenti, del consenso e degli umori dell’opinione pubblica. Libero, però, non significa irresponsabile. Anche quel giudice dovrà essere giudicato e il suo lavoro valutato. Questo è il punto: non si dovrà stabilire se gradito o sgradito, ma se fatto bene o male. In Germania usano una cinquantina di parametri, che vanno dalla conferma o ribaltamento delle decisioni ai tempi e all’organizzazione dell’ufficio; in Italia usiamo l’iscrizione a una corrente dell’Associazione nazionale magistrati. Usiamo, cioè, la politicizzazione che poi si dice di volere evitare. Questo è un pezzo della riforma. Se il giudice sbaglia ripetutamente viene rimosso, perché è un pericolo pubblico e chi se ne frega della sua carriera.

Il politico può ben esprimere opinioni sull’andamento della giustizia, come può esprimerle su una sentenza, ma il politico che si scaglia contro una sentenza o un’ordinanza additando il giudice estensore quale nemico è un eversore. Il compito del legislatore non è quello di far finta d’essere al posto del giudice, ma di creare un sistema di valutazione dei magistrati che non promuova i più esibizionisti ma i più bravi. E nel caso una legge venga ripetutamente applicata in modo che il politico ritiene difforme dal conveniente, sarà il caso che riveda la legge, giacché spesso è stata scritta per far vedere che la si scriveva e la si è redatta con i piedi. Un bambino è bello che stia con i genitori, ma a quelli dev’essere sottratto se lo prostituiscono o gli impediscono di andare a scuola. Stabilire il confine fra l’eccentricità e la dannosità spetta alla legge, mentre l’interpretazione del giudice riguarderà il caso specifico. Ed è bene che il politico si preoccupi del consenso, in modo che le leggi riflettano il comune sentire.

Se saltano i cardini si passa all’ammucchiata, con giudici che spingono l’interpretazione oltre la riscrittura della legge e politici che spingono la critica oltre l’indicazione del togato quale nemico dei bambini. Gli uni e gli altri come Caterina Caselli: nessuno mi può giudicare.

Mancano ancora dei giorni al referendum, tornate pure a dire nefandezze e bugie offensive.

Davide Giacalone, La Ragione 11 marzo 2026

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