Giustizia

La “piccola” criminalità

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha sottoposto al governo, con molta e giusta forza, il tema dell’ordine pubblico. Il ministro dell’interno. Giuliano Amato, ha risposto disponendo l’apertura di due nuovi commissariati e l’invio d’altri 110 poliziotti. Bene la prima, bene il secondo, ma temo che il problema sia un altro.

Intanto il problema della criminalità è stato sollevato per Milano grazie alla determinazione di un buon sindaco, ma, naturalmente e purtroppo, non riguarda solo il capoluogo lombardo. In qualche zona le cose vanno in modo peggiore. Si tratta di quella che è chiamata, in modo assai errato, “piccola criminalità”, che non solo non risparmia i morti ammazzati, ma che con il suo diffondersi crea disagio ed allarme sociale elevatissimi, finendo con l’avere effetti devastanti e per niente piccoli. Se per contrastare tale criminalità fossero sufficienti le forze dell’ordine non resterebbe che incrementare gli sforzi su questo fronte, ma non è così.
Spesso sono le stesse forze dell’ordine ad essere impotenti, perché la numerosa manovalanza criminale non si turba certo per qualche giorno passato in prigione, che potrebbe forse traumatizzare qualche “colletto bianco”. Deterrente, semmai, sarebbe una giustizia funzionante, capace di processare in tempi rapidi e di far valere le recidive come aggravanti. Negli Stati Uniti di Clinton si fece valere il principio che alla terza condanna per reati “minori” si sarebbe impartita galera per molti anni. Senza speranza alcuna di sconti o indulti. Nell’Inghilterra di Blair la mano dura del governo si è fatta sentire contro teppisti e delinquenti di strada, anche se giovanissimi. Da noi li processiamo dopo anni, e dato che ogni singolo reato è considerato “piccolo” il numero delle prescrizioni, ovvero dei processi abortiti, non si conta. Nel caso degli immigrati, poi, li arrestiamo, li identifichiamo, gli promettiamo un processo e poi li scarceriamo. Quelli spariscono e cambiano identità. Tutto questo crea non poco scoramento in chi lavora alla sicurezza nei quartieri e nelle strade ed il rimedio non può essere il solo renderli più numerosi.
Moratti chiama ed Amato risponde, non costituendo ostacolo (e ci mancherebbe) il fare capo a due schieramenti diversi. Ma i due schieramenti sono corresponsabili nel non avere avuto forza e coraggio di mettere mano a far funzionare seriamente la giustizia, che è la cosa che più conta. Si discute con i magistrati, qualche volta con gli avvocati, ma ci si dimentica sempre che il servizio andrebbe reso non alle corporazioni, ma alla cittadinanza.

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