Giustizia

Le riforme regressive

Le riforme regressive

La giustizia italiana resta malata terminale, la cura Mastella, il disegno di legge sull’ordinamento giudiziario, semplicemente non esiste. Quando di questa materia s’occupò Castelli, ministro del centro destra, criticai quel che mi sembrava troppo poco. Alla sinistra invece sembra troppo, e propone qualche passo indietro.

Nella legge Castelli non c’era la separazione delle carriere fra accusatori e giudici, com’è in ogni parte del mondo civile e com’è indispensabile per il modello accusatorio, ma c’erano alcuni paletti destinati a distinguere le funzioni e scoraggiare i traslochi. Mastella li rimuove. Dice: “abbiamo deposto l’ascia di guerra nei confronti dei giudici”. Già, perché la guerra, reale o presunta, si svolgeva non sul funzionamento della giustizia, ma sul come si fa carriera.
Ora, per esempio, i magistrati saranno valutati ogni quattro anni. Un idraulico, un salumiere, un ingegnere od un avvocato, vengono tutti valutati, dai clienti, quotidianamente. I magistrati al massimo sette volte nel corso dell’intera vita. E chi non passa? Niente paura, si ripresenta dopo altri quattro anni (e fanno otto), nel frattempo continua a fare il magistrato ed a maturare l’anzianità. Si può arrivare ai vertici superando un test ogni otto anni. Se sei pubblico ministero e continui ad accusare gente che risulta innocente, o se sei giudicante e continui a scrivere sentenze poi sistematicamente riformate perché sbagliate, non conta. Hanno seppellito l’ascia? L’hanno piantata nel cuore della giustizia.
Questa roba dovrebbe essere approvata in cinque mesi, ed essere il primo stadio di una riforma complessiva del processo penale e civile. Fra cinque mesi sarà già un miracolo (per loro) se quei ministri saranno ancora al loro posto e le riforme non si faranno mai perché il capitolo “carriere e corporazione” assorbirà tutte le energie. Ciò significa che anche questa legislatura, appena iniziata, si candida ad essere inutile ed a non produrre risultati che assicurino ai cittadini diritto e diritti. L’Italia continuerà ad essere il Paese più condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e c’è solo da sperare che il Consiglio d’Europa si decida a prenderci a calci nel sedere, in modo da sconquassare il putridume stagnante e costringerci a fare i conti con la realtà.

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