Giustizia

L’inutile cerimonia

Il prestigio della magistratura declina, avverte Sua Eccellenza Marvulli, primo presidente di Cassazione, inaugurando l’anno giudiziario. Acuta osservazione. Colpa, dice il coperto d’ermellino, delle leggi varate in questa legislatura e colpa anche del protagonismo di molti magistrati. Sembra un colpo al cerchio ed uno alla botte, invece non è niente. E’ il niente.

Le leggi varate in questa legislatura, riguardanti il mondo della giustizia, hanno tanti difetti, il più grande dei quali è il non essere state in grado di far funzionare la giustizia stessa. Ma nessuna di queste leggi, nessuna, ha neanche lontanamente potuto aggravare il coma profondo della giustizia. Quindi Marvulli non faccia il politico furbacchione, e impari a far di conto. Questi sono i dati: il 50% dei delitti denunciati resta per sempre senza alcun colpevole, la giustizia fallisce, in partenza, nella metà dei casi; le indagini preliminari, in barba a quel che dicono le leggi, durano mediamente 485 giorni; un processo penale di primo grado 35 mesi; il secondo grado se ne porta via 65; per una sentenza di primo grado, in sede civile, servono dai 300 ai 1.500 giorni. I magistrati italiani sono i più numerosi d’Europa, al tempo stesso i nostri processi sono i più lunghi d’Europa. S’impari a far di conto, e si giunga alle conseguenze.

La geremiade annuale delle toghe è insopportabile. Questi signori, che sono degli stipendiati dallo Stato, fanno più vacanze dei bambini alle scuole elementari. Se si pensa di far fare loro un concorsino, una provetta a questionario, giusto per vedere se ricordano ancora alcuni fondamentali, si ribellano adducendo violata la loro autonomia. Ma da che? Se il Parlamento vara una legge, giustissima e semmai troppo blanda, che tende a divaricare il ruolo d’accusatore da quello di giudice, sostengono che così viene meno la “cultura della giurisdizione”, la cui sola esistenza è in contrasto con il processo accusatorio. Ma loro se ne impipano, loro hanno la casta da difendere, il diritto al trasferimento, la voglia di far carriera senza cambiare sede, l’immobilismo inefficiente da glorificare.

Oggi si replica, in tutte le Corti d’Appello. Ma mancheranno i magistrati, perché loro protestano e non vanno alla cerimonia. Pensate che vadano a lavorare, per protesta? Ma va là, vanno al circolo sportivo finanziato dallo Stato, a tenersi in forma. Poi arriva Marvulli e dice: il nostro prestigio è in declino. Gli sfugge che, per esprimere il concetto, sarebbe più adeguato il participio passato.

La maggioranza ha delle colpe? Certo che sì: cinque anni di continuo conflitto con la casta togata, senza essere riusciti ad affermare il solo principio civile che si conosca: la giustizia è al servizio dei cittadini, non della corporazione. Cinque anni a metter pezze in questo o quel procedimento, mancando della capacità di collocare tutto in un più vasto e serio disegno riformatore. Ed il guaio è che questa maggioranza può essere sostituita solo da leccatoghe, anche culturalmente subalterni ai declinanti ermellini. Fin quando questo è il bipolarismo, becchiamoci anche l’inutile cerimonia.

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