Giustizia

MagiStrati

Illustrazione di un magistrato stilizzato con toga e cappello, attraversato da linee e colori che richiamano il conflitto sulla riforma della giustizia e sull’indipendenza della magistratura

A parte il fatto che molti magistrati voteranno a favore della riforma costituzionale, relativa alle loro carriere, come fanno l’Associazione nazionale magistrati e una parte della sinistra a non rendersi conto del pericolo insito nel far credere che la riforma subordini i “giudici” alla politica? Nel caso in cui vincano i Sì, confermando la riforma, a seguire le loro parole si procederebbe contro autonomia e indipendenza dei magistrati. Una follia che stanno coltivando, falsificando il testo della riforma e soffiando su fiamme che poi sfuggono al controllo. Calma tutti. Sostengo le ragioni del Sì e mi piace riconoscere le (poche) buone ragioni del No. Soprattutto vedo il trasformismo che domina quanti si agitano, su un fronte e sull’altro. Ma poi c’è la realtà.

Prendete in mano un libro molto bello. Un libro che ha tanto da insegnare a chi crede di conoscere i problemi della giustizia italiana e che li presenta in modo schietto e accessibile a chi di questo aspetto della vita collettiva non si è mai occupato. Un libro che tiene assieme esperienze personali con intriganti pagine che approfondiscono il profilo umano e psicologico di terroristi neri e criminali di varia fatta. Lo ha scritto un magistrato in pensione, Guido Salvini: Tiro al piccione, pubblicato da Pendragon. Leggetelo, in modo da diffidare il giusto dei magistrati giustizieri e ciarlieri, così come dei giornalisti al loro servizio e dell’informazione che spettacolarizza senza nulla far comprendere.

Salvini, fra le tante altre preziose cose, racconta di avere subìto attacchi feroci, miranti a sottrargli tanto la sua indipendenza quanto le inchieste che stava seguendo. Attacchi che sono divenuti forsennati quando fece osservare che al Tribunale di Milano si stava tradendo il principio basilare del giudice naturale, con la Procura che si sceglieva il giudice usando un trucco fuori da ogni legge e negatore di ogni giustizia. Nel racconto di Salvini gli attacchi alla sua indipendenza non arrivano dalla politica, ma dai colleghi. E la sede in cui si prova a bloccarlo non è il governo, ma il Consiglio superiore della magistratura. Quello stesso posto dove sottoposero a “incolpazione” Giovanni Falcone e che provvide a negargli incarichi antimafia che quel magistrato riteneva di potere svolgere, accusandolo anche (che fantasia!) di non essere indipendente dal governo. A determinare quelle scelte furono le correnti dell’Anm e chi ha memoria conosce tutti gli strati del conflitto fra magistrati.

L’autonomia e l’indipendenza sono indispensabili ma non materia da irresponsabili. Riguardano non una categoria ma ciascun singolo magistrato. E come ha ricordato lunedì il Presidente della Repubblica, «chi esercita la giurisdizione ha il dovere di essere imparziale e di testimoniare imparzialità in ogni contesto anche extragiudiziale». Qui invece le componenti politicizzate della magistratura credono di poter esercitare potere sul singolo magistrato non in ragione dei risultati ma della sua indipendenza; si confonde la giustizia con l’accusa, complice un giornalismo asservito per convenienza; una parte processuale è collega di chi giudica, che è come dire che l’arbitro di una partita di calcio compartecipa delle sorti di un club; e quando l’arbitro esce dal campo (come il magistrato dal tribunale) pretende pure di sventolare la bandiera della squadra del cuore.

Non m’interessa che l’Anm faccia campagna referendaria, si accomodino. Possibilmente non diffondendo menzogne, come hanno fatto. Ma nel momento stesso in cui partecipa vivacemente alla campagna è escluso che rappresenti la magistratura. A meno non si voglia promettere di stroncare la carriera ai tanti magistrati che annunciano il Sì.

Attenti tutti a non strafare. Vero che i politici le sparano grosse e poi sostengono di avere detto il contrario, ma almeno si può detestarli senza essere accusati di oltraggio e si può non votarli. La toga è a vita e brandirla in quel modo ne cancella autonomia e indipendenza.

Davide Giacalone, La Ragione 21 gennaio 2026

 

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